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I
Leoni d'Iraq

Brindisi, 04/09/2004
Partenza del San Marco per l'Iraq.
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Un
contingente di fucilieri di Marina del Reggimento San Marco,
formato da 111 uomini, è partito stamane dall'aeroporto militare "Pierozzi"
di Brindisi alla volta dell'Iraq.
Il contingente si è imbarcato su due voli militari. Altri 56
fucilieri di Marina erano già partiti nei giorni scorsi.
I fucilieri del Reggimento San Marco sostituiranno parte del
contingente attualmente impegnato a Nassirya nell'Operazione
Antica Babilonia. I militari inviati appartengono alla 2^
Compagnia Assalto del Battaglione Grado, che ha già operato
a Nassiriya dall'ottobre 2003 a febbraio 2004, e che sarà
integrata nella Brigata Aeromobile Friuli.
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La cerimonia di saluto si è svolta alla presenza di centinaia di
familiari dei militari in partenza e del Capo di Stato Maggiore
della Marina, ammiraglio di squadra Sergio Biraghi.
Nel salutare il contingente Biraghi ha detto: ''L'epoca in cui
viviamo, come è davanti agli occhi di tutti, è veramente
drammatica in tutto il mondo. La missione in cui sono impegnati i
nostri militari è finalizzata a portare maggiore serenità e a
migliorare la convivenza civile tra le popolazioni e tra le
diverse religioni presenti sul posto. Ecco perchè è importante
dare coraggio a questi ragazzi in partenza, ragazzi di cui ho
molta fiducia, li conosco, sono molto bravi, preparati e umani.
Sono certo che si comporteranno bene anche in questa occasione,
così in altre precedenti".
''Il San Marco è la punta di diamante di tutte le forze armate
italiane - ha aggiunto - è giusto, quindi, che quando la missione
è particolarmente delicata, come in questo caso, si mandino in
campo le forze migliori che abbiamo".
''L'unica cosa che è cambiata - ha concluso - è il quadro di
sicurezza in cui le nostre forze si muovono, ci sono molti più
rischi ed è pertanto necessario muoversi non solo con maggiore
attenzione, ma anche con più umanità e buona volontà, doti di cui
i miei uomini sono sicuramente dotati''
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05 settembre 2004
IRAQ, Nasiriyah: Passaggio di consegne tra le Brigate "POZZUOLO"
e "FRIULI".
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(Camp Mittica, Nassiriya, 5 settembre 2004).
Questa sera presso Camp Mittica, alla presenza del maggior
generale Wladimiro Alexitch, comandante del contingente nazionale,
ha avuto luogo l'atto formale del TOA - Transfer of Authority -
con il quale il brigadier generale Corrado Dalzini, comandante
della brigata di cavalleria "Pozzuolo del Friuli", ha passato le
consegne al brigadier generale Enzo Stefanini, comandante della
Brigata Aeromobile "Friuli".
| Dopo quattro mesi di
intensa attività, la Brigata "Pozzuolo del Friuli" al
termine del ciclo operativo iniziato il 24 maggio scorso,
rientra in Italia dopo aver contribuito in maniera
significativa al raggiungimento di importanti risultati
nella provincia di Dhi Qar. |
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"La missione Antica Babilonia 4 - ha
detto il generale Dalzini al personale dello staff delle due
Brigate schierato nel piazzale Italia - è virtualmente conclusa ed
in un ideale passaggio di consegne alla Brigata Aeromobile
"Friuli" restituiamo ai colleghi che stanno subentrando una
Provincia sostanzialmente rappacificata, dove la presenza dei
soldati italiani è unanimamente accettata e condivisa".
I compiti assegnati alla Joint Task Force - Iraq/Brigata "Pozzuolo
del Friuli" sono stati molteplici: la creazione ed il mantenimento
della necessaria cornice di sicurezza allo svolgimento delle
operazioni umanitarie; il ripristino di infrastrutture pubbliche e
la riattivazione dei servizi essenziali; la rilevazione
radiologica biologica e chimica; il concorso al mantenimento
dell'ordine pubblico; lo sminamento; il controllo delle linee
elettriche e dei siti archeologici, i trasporti d'emergenza e le
cure sanitarie. Qui hanno operato unità e reparti delle quattro
Forze armate italiane - Esercito, Marina, Aeronautica e
Carabinieri - che compongono il contingente impegnato a Nassiriya.
Più di 3.500 uomini e donne inquadrati nelle diverse Task Forces.
Il passaggio del testimone è avvenuto con la consegna da parte del
generale Dalzini al generale Stefanini dello scudetto che
rappresenta la quinta brigata in operazioni in Iraq dopo
Garibaldi, Sassari, Ariete e Pozzuolo del Friuli.
Alla fine della semplice cerimonia la bandiera della Brigata di
Cavalleria "Pozzuolo del Friuli", che per tutta la missione ha
sventolato sulla palazzina comando del "fortino", è stata
ammainata ed al suo posto è stata issata quella della Brigata
Aeromobile "Friuli".
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18 settembre 2004
Italfor Iraq, sequestri di armi e diplomazia
Fonte: IT-CJTF Iraq
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Doppio colpo dei militari dell'Italian
Combined Joint Task Force Iraq (IT-CJTF Iraq) nel contrasto alla
criminalità organizzata e ai gruppi potenzialmente ostili della
provincia di Dhi Qar. I genieri della Task Force Piave hanno
rinvenuto, messo in sicurezza e recuperato dieci missili
controcarro At-3 e tre antiareo Sa-7 mentre i carabinieri Msu e
Military Police, in collaborazione con la nuova polizia irachena,
hanno condotto una operazione che ha portato al ritrovamento e al
sequestro nelle vicinanze della base italiana di numerose armi da
fuoco tra le quali due lanciarazzi anticarro Rpg-7 e un mortaio da
60 mm, oltre all'arresto di 15 uomini.
Dopo avere ottenuto generiche informazioni
sulla presenza di armi nella zona, i genieri della Piave, sotto il
comando del colonnello Luigi Lo Conte, sono intervenuti lungo la
trafficata rotabile Tampa, sempre nella zona di Nassiriya. Gli
artificieri del nucleo EOD (Esplosive Ordnance Disposal, bonifica
ordigni esplosivi) hanno individuato e sequestrato dieci missili
controcarro At-3 Sagger e tre missili antiaereo Sa-7 Grail con 1
gripstock (il congegno di sparo) e tre batterie, tutti di
fabbricazione ex sovietica, oltre a casse di munizioni. Per i
genieri del 6° reggimento si tratta dei primi risultati di una
operazione ancora in corso.
Per i carabinieri è stato il coronamento di
due mesi d'indagini, intraprese per neutralizzare il sequestro a
mano armata e il traffico di auto rubate sull'autostrada
Baghdad-Bassora e il commercio illegale di armi e materiale
bellico. Ad Ash Shukayri, pochi chilometri a nord-est di
Nassiriya, i militari italiani comandati dal colonnello Claudio
D'Angelo, con uomini del Dipartimento investigazioni speciali
della rinata polizia irachena e personale femminile della Guarda
Nacional Repubblicana portoghese hanno circondato alcune case e
individuato le armi in piccoli depositi. Hanno provveduto quindi
agli arresti senza incontrare resistenza.
Vittime del clan, che potrebbe avere avuto
contatti con esponenti di gruppi terroristici per la vendita delle
armi, sono stati in passato anche alcuni imprenditori legati ai
contratti in appalto per le forze della coalizione. Tra il
materiale sequestrato anche sette mitragliatori Kalashnikov, tre
mitragliatrici, quattro fucili Hk-G3 preda bellica iraniana, tre
moschetti, un fucile da cecchino e numerose munizioni.
Quasi in contemporanea, si è svolto al
comando del contingente italiano il primo incontro tra il
brigadier generale Enzo Stefanini, comandante del IT-CJTF Iraq e
il governatore della provincia di Dhi Qar, Muhammad Sabri Hamid Al
Rumayad, a pochi giorni dalle prime elezioni libere locali
previste per lunedì 20 settembre. L'appuntamento con le urne, la
sicurezza, la distribuzione degli aiuti umanitari italiani alla
popolazione e gli interventi a favore della ricostruzione sono
stati i temi trattati nel corso della riunione. Il governatore
iracheno ha espresso condanna ed esecrazione per il rapimento
delle due volontarie italiane a Baghdad e ha manifestato la
propria solidarietà e quella della popolazione locale.
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22
settembre 2004
Il Ministro della Difesa rumeno visita l'Italian Combined Joint Task Force Iraq
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Non abbiamo bisogno di eroi ma vogliamo che
la missione sia assolta in maniera ottimale, nei dettami del
nostro mandato: state dando il meglio di voi e cosi' onorate il
vostro Paese. Aspettiamo con fiducia che torniate tutti a casa
dalle vostre famiglie". Ha esordito cosi' Ioan Mircea Pascu,
ministro della Difesa rumeno oggi in visita all'Italian Combined
Joint Task Force Iraq parlando in un hangar di Camp Mittica, a
Nassiriya, davanti ai militari della compagnia di polizia militare
rumena inquadrati nel reggimento Msu (Multinational Specialized
Unit).
In precedenza, accolto dal brigadier generale Enzo Stefanini,
comandante della Brigata aeromobile Friuli, base della Task Force
multinazionale interforze schierata nella provincia di Dhi Qar,
Mircea Pascu aveva visitato in un clima di cordialita' e amicizia
il "fortino", sede del comando italiano, dove ha ricevuto il crest
dell'unita' e firmato il libro d'onore.
Accompagnato dal capo di Stato maggiore della Difesa rumeno,
generale Mihail Popescu, nonche' dall'alto ufficiale italiano, il
ministro di Bucarest si e' spostato a "White Horse", la seconda
base del contingente, per incontrare l'812.o battaglione di
fanteria "Carpatian Hawks", unita' di manovra del contingente
italiano, ricevuto dal comandante, tenente colonnello Dorin Blaiu.
I "Falchi dei Carpazi", con sede a Bistrita, cittadina non lontana
dai luoghi legati alla leggende del conte Dracula, sono un'unita'
scelta, da anni selezionata per cooperare con le forze occidentali
e veterana della missione in Afghanistan.
Insieme al maggior generale britannico Bill Rollo, comandante
della Divisione multinazionale (Sud-Est) di Bassora il ministro
rumeno dopo una sosta alla cappella ortodossa di "White Horse" e
un momento di raccoglimento davanti al cippo che ricorda il
lagunare Matteo Vanzan, si e' recato al compound che ospita il
reparto.
Nel corso di una sobria e suggestiva cerimonia Mircea Pascu ha
appuntato sulla bandiera di guerra dei "Falchi dei Carpazi" la
Croce dell'Ordine nazionale del cavalierato con le insegne di
guerra, per l'opera svolta in Afghanistan e in Iraq, consegnando a
tutti i militari l'onorificenza di veterani |
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Sabato 2 Ottobre 2004
Iraq: Attaccata Pattuglia Italiana, Nessun Ferito
Di (Ses/Ct/Adnkronos)
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Una pattuglia della Task Force Desert Five,
composta da militari del reggimento San Marco, e' stata attaccata
questa mattina alla periferia nord-ovest di Suq ash Shuyuk. Nessun
militare e' rimasto ferito. A darne notizia e' stato il
contingente italiano con un comunicato stampa in cui si precisa
che ''alle ore 09:10 locali alla periferia nord-ovest di Suq ash
Shuyukh la pattuglia della Task Force Desert Five, composta da
militari del reggimento San Marco, veniva fatta oggetto di azione
di fuoco con due razzi RPG 7 e diversi colpi di armi automatiche''
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Italiani sotto il fuoco a sud di Nassirya
Analisi Difesa
di Gianandrea Gaiani
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Nassiryah, 5 ottobre - Dopo un mese di calma
in tutto il settore del Dhiqar il contingente italiano schierato
in Iraq è stato nuovamente coinvolto in uno scontro a fuoco. Poco
dopo le nove del mattino due veicoli VM 90 del reggimento “San
Marco” sono stati attaccati con due razzi anticarro Rpg-7 nella
cittadina di Suq ash Shuyukh, trenta chilometri a sud est di
Nassiryah. Ai due razzi, che hanno mancato il bersaglio senza
provocare vittime o danni, hanno fatto seguito diversi colpi di
kalashnikov ai quali i fanti di Marina hanno risposto in modo
efficace impiegando anche le mitragliatrici pesanti Browning e
colpendo probabilmente alcuni attaccanti prima di sganciarsi senza
perdite. Il reparto italiano, uno dei più esperti avendo mantenuto
per un anno una compagnia aggregata ai diversi contingenti in
Iraq, aveva compiti di scorta ad un convoglio che trasportava
apparati radio presso la polizia locale, i vigili del fuoco e
l’ospedale, previsti da un progetto che mira a realizzare una rete
d’emergenza che colleghi tutti i centri della provincia. Finora
non è stato possibile stabilire se l’attacco sia stato condotto da
miliziani o da gruppi malavitosi, questi ultimi piuttosto attivi
nell’area di Suq ash Shuyukh con traffici che vanno dalle armi
alle auto rubate. Neppure gli sceicchi e il capo della polizia
locale, subito convocati per un vertice al comando italiano, hanno
saputo fornire elementi utili a identificare gli attaccanti. Non è
da escludere neppure l’ipotesi di un’azione condotta da miliziani.
| Dopo la disfatta subita
a Najaf gli uomini fedeli a Moqtada al Sadr hanno rinunciato
anche a Nassiryah alla lotta armata per costituirsi come forza
politica ma la decisione di Sadr, rispettata dal suo
luogotenente nel Dhiqar, l’imam Aws al Khafaji, è stata
condannata da gruppi estremisti sciiti che si starebbero
riorganizzando per continuare a combattere le forze alleate
grazie all’appoggio dei pasdaran iraniani e, a quanto sembra,
di elementi siriani. Nel vicino settore britannico sono stati
segnalati anche gruppi wahabiti, finanziati da ambienti
sauditi e appoggiati da ex membri del partito Baath di Saddam,
e non si può escludere che abbiano allargato la loro attività
all’area controllata dagli italiani considerato che proprio a
Shuk ash Shuyukh è presente una tribù sunnita (netta minoranza
nel sud sciita del paese) privilegiata durante il regime del
raìs. |
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In ogni caso l’obiettivo degli
assalitori a Shuk ash Shuyukh potrebbe essere proprio impedire la
realizzazione della rete radio che consentirebbero alle forze
italiane e di sicurezza irachene di intervenire con maggiore
efficacia e tempestività. La brigata aeromobile “Friuli”, guidata
dal brigadier generale Enzo Stefanini, aveva sostenuto finora un
solo scontro a fuoco, il 7 settembre, che non aveva provocato
vittime. In quell’occasione armati iracheni avevano aperto il
fuoco da tre postazioni diverse contro i check-point del 66°
Reggimento Aeromobile poste a protezione dello “strategic bridge”,
il ponte sull’Eufrate della “Tampa”, la strada logistica che dal
Kuwait conduce a Baghdad evitando i grandi centri abitati e
utilizzata da tutti i convogli alleati per rifornire i diversi
contingenti.
Negli ultimi tempi il settore italiano
aveva goduto di una relativa calma rispetto al resto dell’Iraq
grazie anche agli stretti rapporti tra il contingente e le diverse
autorità locali, a un buon flusso di aiuti economici e umanitari,
al costante controllo del territorio effettuato da pattuglie
pesantemente armate e alle crescenti capacità delle forze irachene
il cui addestramento è curato dalla fanteria aeromobile e dai
carabinieri del Dipartimento Security Sector Reform. Dopo
l’attacco di sabato il livello di attenzione nel settore italiano
è stato innalzato rafforzando le postazioni fisse con missili
anticarro Milan (idonei a colpire auto bomba e postazioni fisse a
medie distanze) che si affiancano ai lanciarazzi Panzerfaust 3 e
potenziando ricognizioni, pattuglie blindate e la sorveglianza
intorno alle due basi italiane di Camp Mittica (a Tallil) e “White
Horse”, pochi chilometri a sud da Nassiryah. A protezione del
campo sono schierati alcuni mortai da 120 millimetri Thomson, già
impiegati l’anno scorso per difendere la base afghana di Khowst
utilizzata da alpini e paracadutisti dell’operazione “Nibbio”. I
mortai hanno già acquisito la posizione dei possibili bersagli da
battere anche se il loro impiego è previsto essenzialmente per
illuminare con proiettili bengala i ponti sull’Eufrate in caso di
nuovi scontri in città. Armi di questo genere di calibro variante
tra i 60 e i 120 millimetri sono state impiegate anche dai
guerriglieri contro le postazioni italiane e i genieri della Task
Force “Piave” (su base 6° Reggimento Pionieri) sta realizzando 26
rifugi anti-mortaio all’interno di “Camp Mittica”.
In caso di attacco, un radar campale a
lunga portata consente inoltre di individuare con esattezza ogni
sorgente di fuoco avversaria permettendo di rispondere in modo
letale ma estremamente preciso. La “Friuli” esprime il contingente
meglio equipaggiato e con maggiori capacità diversificate tra le
cinque brigate schierate finora in Iraq. I militari hanno ottenuto
per primi le nuove mimetiche più leggere e robuste e dispongono di
una più capillare distribuzione di armi d’appoggio, sistemi
satellitari gps e visori notturni. A rinforzo sono poi presenti
una compagnia del reggimento San Marco già esperto del teatro
iracheno e un plotone di Lagunari che dispone di mezzi anfibi e
fluviali per operare sull’Eufrate mentre 400 carabinieri
forniscono capacità antisommossa e di investigazione in tutti i
campi e il supporto alla polizia irachena. Dalla brigata italiana
dipendono inoltre una compagnia portoghese della Guardia Nazionale
Repubblicana aggregata alla MSU e l’812° battaglione di fanteria
meccanizzata rumeno composta da veterani dell’Afghanistan (al
fianco degli statunitensi nell’Operazione ”Enduring Freedom”) ai
quali è affidata proprio l’area meridionale del settore italiano
che comprende anche Shuk ash Shuyukh. Anche la componente forze
per operazioni speciali è corposa con diversi distaccamenti del 9°
Reggimento Incursori e del Gruppo Operativo Incursori del Comsubin,
del 185° Reggimento Ricognizione e Acquisizione Obiettivi e un
plotone di ranger del Reggimento Monte Cervino.
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Sul versante dei mezzi ai blindati
Centauro e ai cingolati VCC si aggiungono due plotoni con carri
armati Ariete (del 4° reggimento carri della Brigata Ariete) e
veicoli da combattimento Dardo (del 18° reggimento Bersaglieri
della Brigata Garibaldi. Mezzi potenti ed in grado di esprimere
una forte deterrenza che normalmente restano dentro la base di
“Camp Mittica” (nei pressi dell’aeroporto di Tallil) ma che in
pochi minuti sono pronti all’impiego. Anche i dieci elicotteri
(tre Pelikan dell’Aeronautica e sette CH 47 e AB 412
dell’Aviazione dell’Esercito conferiscono ampie capacità di
trasporto e ricognizione anche se in caso di scontri peserebbe
l’assenza dei “Mangusta” da combattimento assegnati da tempo alla
“Friuli” ma per ora rimasti in Italia. Alla luce delle battaglie
degli ultimi mesi negli assetti di protezione del contingente può
essere a buon titolo inserito l’ospedale campale “Role 2” dove
operano un centinaio di medici e paramedici della Sanità Militare
e del Corpo Militare della Croce Rossa (incluse quindici
infermiere volontarie) e che dispone di due sale operatorie, 50
posti letto e un primo esemplare di ambulanza blindata ricavata
dalla modifica di un VM 90 Protetto
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04 novembre 2004
A Nassiriya la Festa delle Forze
Armate |
Anche a migliaia di chilometri dall'Italia,
a Camp Mittica, i militari dell'Italian Joint Task Force Iraq
hanno celebrato oggi la Festa delle Forze armate, quest'anno resa
ancora piu' significativa dai concomitanti festeggiamenti per il
50.o anniversario del ricongiungimento di Trieste alla Patria, che
ha visto nel capoluogo giuliano lo stesso Presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Nel piazzale della principale base italiana in Iraq si sono
schierate le bandiere di guerra del 66.o reggimento aeromobile
Trieste, del 6.o reggimento genio pionieri e del 10.o reggimento
trasporti con reparti in armi di Esercito, Marina, Aeronautica e
Carabinieri, che compongono il contingente nazionale.
Dopo la resa degli onori al comandante dell'Italian joint task
force Iraq, brigadier generale Enzo Stefanini, e' seguita la
lettura dei messaggi augurali del Presidente Ciampi, del
presidente del Consiglio Berlusconi e del ministro della Difesa
Martino. Erano stati preceduti, nella mattinata, da quelli
telefonici che il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio
Giampaolo Di Paola, ha voluto personalmente esprimere al generale
Stefanini con parole di stima, affetto e gratitudine per gli
uomini in Iraq.
"Onoriamo oggi - ha sottolineato nella sua allocuzione Stefanini -
il sacrificio di chi ci ha preceduto, facendo si che il Paese
potesse divenire un grande Paese. Lo dico con l'orgoglio di
appartenere a questa compagine".
La deposizione di una corona in commemorazione ai Caduti, il cui
monumento sorge alla base della piazza d'armi, e la preghiera
della Patria recitata da don Claudio, cappellano del contingente,
hanno concluso la cerimonia, a margine della quale e' stata
organizzata una mostra statica di armi ed equipaggiamenti in
dotazione agli uomini di "Antica Babilonia 5".
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13 novembre 2004
Iraq, la visita del capo di SM della Coalizione
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"I militari italiani sono molto capaci e
professionali. Stanno dando un grande contributo alla coalizione".
Con queste parole il maggior generale Joseph F. Weber, capo di
stato maggiore della Multinational Force in Iraq, ha commentato il
lavoro svolto dai militari del contingente italiano a Nassiriya al
termine di una visita di due giorni.
Nel pomeriggio del 13 novembre il generale
Weber, proveniente da Bagdad, è atterrato all'aeroporto di Tallil
e ha subito partecipato con il brigadier generale Enzo Stefanini,
comandante dell'Italian Joint Task Force Iraq, a una ricognizione
in elicottero su Nassiriya facendo scalo sullo Strategic Bridge,
ponte sull'Eufrate che collega il sud al nord del paese,
costantemente presidiato dai militari italiani per la sua alta
valenza strategica.
Il 14 novembre il generale Weber è ancora
andato in volo con il generale Stefanini e il comandante del 6°
reparto operativo autonomo dell'Aeronautica militare, colonnello
Giuseppe Di Maio, nell'area di responsabilità della provincia del
Dhi Qar.
Ha quindi assistito nel poligono Garibaldi
alla esercitazioni a fuoco con Ariete, Centauro e Dardo, con i
nuovi mortai leggeri Hirtenberger da 60 mm, con i lanciarazzi
controcarro Panzerfaust e C-90, lanciagranate e bombe da fucile.
Weber, che proviene dal corpo dei Marines,
ha poi voluto incontrare al termine della visita i militari della
seconda compagnia d'assalto del Reggimento San Marco della Marina
militare, comandata dal tenente di vascello Marco Filzi. La
compagnia di marò nell'operazione Antica Babilonia è inquadrata
nella Task Force Desert Five della IT-JTF Iraq.
Fonte: Italfor Iraq, Nassiriya
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23 novembre 2004
Il Capo di Stato Maggiore al Reggimento San Marco a Nassiriya
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Il Capo di Stato Maggiore della Marina,
Ammiraglio di Squadra Sergio Biraghi, si è recato a visitare il
personale della Marina impegnato nei delicati teatri marittimi e
terrestri mediorientali. Il giorno 22 novembre è salito a
bordo di Nave Zeffiro, in sosta operativa nel porto di Salalah, in
Oman, incontrando il Comandante, Capitano di Fregata Enrico
Pacioni, e l'Equipaggio della nave in una pausa durante l'intensa
attività di pattugliamento nelle acque dell'Oceano Indiano.
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Il 23 novembre,
l'Ammiraglio Biraghi si è trasferito a Nassiriya, dove ha
potuto trascorrere qualche ora con i Fanti di Marina del
Reggimento San Marco, gli Incursori del COMSUBIN e gli
altri rappresentanti della Marina presenti sul suolo iracheno.
Il Capo di Stato Maggiore ha espresso il suo apprezzamento e
ringraziamento a tutto il personale militare impegnato nelle
missioni all'estero per la preziosa testimonianza di dedizione
alla Patria e al progetto di pace attivamente sostenuto
dall'Italia. |
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Brindisi 12 dicembre 2004
I Fucilieri di Marina si avvicendano in Iraq.
(
di Antonio PANTALEO)
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Il 12 Dicembre sono partiti dall’aeroporto
di Brindisi 110 Fucilieri di arma del Reggimento San Marco,
destinazione Iraq, che parteciperanno all’operazione “Antica
Babilonia VI”. Il contingente è stato preceduto il 1° dicembre da
un’aliquota composta da 55 Fucilieri con compiti di “advance
party”.
Il personale è inquadrato nella Prima Compagnia d’Assalto del
Battaglione Grado, comandata dal Tenente di Vascello
Massimo Goio. Opereranno nella provincia del Dhi Qar e
sostituiranno la Seconda Compagnia d’Assalto partita il 4
settembre scorso al comando del Tenente di Vascello Marco Filzi.
I nostri Fucilieri svolgeranno attività di pattugliamento, difesa
dei siti sensibili o di particolare interesse e controllo delle
zone di competenza.
La Compagnia è composta in massima parte da elementi che hanno già
operato in diverse aree di crisi, quali Somalia, Kosovo, Bosnia,
Albania, etc, quindi da personale con notevole esperienza ed alta
professionalità.
Durante la loro permanenza saranno tenuti sotto l’ala protettiva
del Leone di San Marco presente nella Bandiera che la nostra
Associazione ha voluto donargli prima della partenza.
Il reparto è articolato in quattro plotoni di Fucilieri; due
squadre del plotone Comando; due squadre della C.O.S (Compagnia
Operazioni Speciali); un nucleo del C.C.F. (Centro Coordinamento
Fuoco) con personale abilitato F.A.C. (Controllo del Fuoco Aereo
Avanzato); un nucleo infermieristico abilitato ad operare in
ambienti Combat ed un Nucleo di tecnici per la parte TLC con
operatori radio che si integrano nei plotoni.
La parte trasporti è composta da personale addetto alla conduzione
e alla manutenzione tecnica dei mezzi in dotazione, quali VCC
e VM.
L’armamento è composto da armi individuali e di reparto, quali:
fucile BerettaAR 70/90 cal. 5,56 mm; pistola Beretta 92/FS cal. 9
mm; mitragliatrice FN Minimi cal. 5,56 mm; mitragliatrice MG 42/59
cal. 7,62 mm; Browning cal. 12,7 mm; armi controcarro Panzerfaust
e C90.
Il 5 Dicembre è partito anche il Capitano di Fregata Donato
Castrignano, con destinazione Bagdad, inserito presso la
Multinational Security Transitin Command per sostituire il
Capitano di Corvetta Roldano Lamberti.
La missione del CF Castrignano è quella di organizzare,
addestrare, equipaggiare ed assistere le Iraqi Security Forces,
che comprende le forze armate e le forze di polizia irachene.
Compito non facile in quanto bisogna riorganizzarle completamente
e renderle abbastanza autonome e forti da garantire l’ordine
locale in modo da non considerare più quel paese quale paradiso
sicuro per i terroristi.
A tutti esprimiamo il più vivo apprezzamento e ringraziamento per
quanto stanno facendo e faranno e gli auguri di buon lavoro. Un
felice rientro a casa lo esprimiamo a coloro che hanno terminato
questa difficile missione.
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Brindisi 22 dicembre 2004
Rientro a Brindisi della
2^ Compagnia
Assalto del Reggimento San Marco a Nassirya |
Il 23 dicembre rientra a
Brindisi la Compagnia del Reggimento San Marco della Marina
Militare che, al comando del Tenente di Vascello Marco Filzi, ha
operato in Irak per quattro mesi, inquadrata nella della Brigata
aeromobili "Friuli".
L' Ammiraglio di Squadra Bruno Branciforte, Comandante in Capo
della Squadra Navale, darà il bentornati alla Compagnia.
Il reparto dei fucilieri di Marina è stato avvicendato da un'altra
Compagnia, circa 150 uomini al comando del Tenente di Vascello
Massimiliano Goio, che rappresenta il quinto contingente del
Reggimento San Marco impiegato in Irak.
Dal giugno 2003 il San Marco è stato ininterrottamente schierato
nella regione irakena di Di Qhar ed è stato più volte coinvolto in
scontri armati con bande ribelli e terroristi che hanno causato il
ferimento di 8 fucilieri di Marina, di cui 3 con armi da fuoco.
I reparti del San Marco operano a Nassirya alle dipendenze della
Brigata Italiana che ha la missione di concorrere a garantire le
condizioni di sicurezza e stabilità necessarie a consentire
l'afflusso e la distribuzione degli aiuti umanitari e contribuire
con capacità specifiche alla condotta delle attività di intervento
più urgenti per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi
essenziali
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21 gennaio 2005
Decesso di un militare italiano a Nassiriyah.
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| NASSIRIYA - Un militare
del contingente italiano in Iraq e' stato ucciso oggi a
Nassiriya. Era un mitragliere che si trovava a bordo di
un elicottero dell'Esercito. Il velivolo e' stato centrato da
alcuni colpi di arma da fuoco, che hanno colpito sotto
l'ascella il soldato ferendolo a morte. |
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Il Ministero della
Difesa ha reso noto che il militare deceduto e' il maresciallo
ordinario Simone Cola, in servizio presso il 1/o Reggimento
'Idra' dell'Aviazione dell'Esercito, con sede a Bracciano. Aveva
31 anni ed era nato a Viterbo. La sua salma sara' rimpatriata
domenica prossima. Molto probabilmente rientrera' all'aeroporto
militare di Ciampino a bordo di un mezzo militare.
Il fatto e' avvenuto alle ore 10:20 italiane (le 12:20 in Iraq).
Un elicottero Ab 412 dell'Esercito, mentre stava compiendo un
pattugliamento lungo Eufrate, a sud di Nassiriya, e' stato
raggiunto da un colpo di arma da fuoco automatica, probabilmente
un khalashnikov. Il proiettile ha colpito il mitragliere di destra
dell'elicottero, che e' stato subito portato in ospedale per
essere operato. Il militare e' morto dopo circa un'ora.
Gia' nelle prime ore di stamani ci sarebbe stata tensione a
Nassiriya, quando una pattuglia portoghese della Msu, l'Unita'
specializzata multinazionale comandata dall'Arma, sarebbe stata
fatta oggetto di alcuni colpi di arma da fuoco mentre transitava
nel centro della citta'. Successivamente, anche l'elicottero
italiano e' stato preso di mira.
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12 febbraio 2005 Talil
I Mangusta in Iraq
(ITALFOR Iraq) da Tallil
di Capitano Luca Giannini
(tratto da AnalisiDifesa)
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| Dal 12 febbraio sono
operativi a Tallil, nell’ambito dell’operazione “Antica
babilonia 6”, tre elicotteri da esplorazione e scorta (EES)
A-129 C Mangusta. Gli elicotteri sono inseriti nel 48°
gruppo tattico “Pavone” (del 7° Reggimento "Vega" )
dell’Aviazione dell’Esercito, che opera nel nel 6° Reparto
Operativo Autonomo dell’Aeronautica Militare.I piloti del
48° “Pavone”, che ha base a Rimini Miramare, già da
settembre 2004 avevano completato tutte le qualificazioni
sul nuovo A-129 C, arrivando a totalizzare quasi 200 ore
di volo ciascuno, buona parte delle quali volate di notte
in NVG (Night Vision Goggles – sistemi che consentono di
volare a luci spente nella più completa oscurità).
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Giunti alle 16.00 locali a Tallil; il
Comandante del 6° Reparto Operativo Autonomo, i colleghi
dell’Aeronautica Militare, i piloti degli Apache olandesi (già
da tempo rischierati sulla stessa base) sono tutti ad ammirare
il Mangusta, incuriositi sia dalle dimensioni estremamente
ridotte, sia dalle soluzioni tecniche usate sull’ A-129 C. In
effetti il Mangusta è l’unico elicottero al mondo che ha la
possibilità di sfruttare le informazioni provenienti dai vari
sensori, quali il ripetitore di segnali sull’occhio destro del
pilota HDU (Helmet Display Unit) o il sistema di pilotaggio
HIRNS (Helicopter Infra Red Navigation System), sia in un
profilo diurno che notturno con NVG (Nigth Vision Goggle),
consentendo così al pilota di condurre il volo mantenendo le
mani sui comandi, focalizzare l’attenzione all’esterno del
cokpit ma allo stesso tempo tenere sotto controllo tutte le
informazioni indispensabili per la condotta della missione in
termini di posizione dell’elicottero nello spazio (assetti,
quota e velocità) prestazioni motori, navigazione di un piano
di volo attivato sul navigatore e gestione dell’armamento di
bordo.
In poco più di tre giorni la componente
degli elicotteri A-129 C del 7° Reggimento “Vega” è stata
rischierata nel teatro operativo iracheno con gli elementi del
3° Reggimento di Sostegno “Aquila“ e del 5° Reggimento “ Rigel”
e due giorni dopo l’arrivo a Tallil, due Mangusta si sono
alzati in volo per la prima missione operativa in teatro
irakeno. Un successo reso possibile da anni di duro lavoro, il
cui esito può essere sintetizzato nella elaborazione di
documenti riguardanti procedure tecnico tattiche di impiego
degli Elicotteri di Esplorazione e Scorta, nell’affinamento
della più opportuna ed efficace catena logistica di aderenza e
di sostegno, nelle migliaia di ore di volo effettuate sia in
ambito nazionale, come nei cieli della Sardegna durante le
campagne di messa a punto dei nuovi sistemi d’arma e di
autoprotezione, sia in ambito internazionale come, ad esempio,
in Polonia durante le campagne di tiro congiunte con forze
armate di altre nazioni.
Impresa eccezionale per un elicottero che si caratterizza per
le elevatissime capacità di autoprotezione strutturale per i
piloti, di osservazione sia diurna che notturna ad
intensificazione di luce e/o all’infrarosso, di registrazione
delle immagini selezionabili da ogni apparato di visione
utilizzabile dall’elicottero e dalla possibilità di
individuare, selezionare ed eventualmente sopprimere la
minaccia in modo chirurgico.
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Sesto avvicendamento del
Reggimento San Marco
in
Iraq.
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Sempre presente sul suolo
irakeno la bandiera del Reggimento San Marco
Brindisi fine marzo 2005, ore 0930, il C130J
inizia a muoversi. Ogni quattro mesi sulla pista dell'aeroporto di
Brindisi, si ripete il rituale della partenza di una Compagnia del
Reggimento San Marco impegnata nella delicata Operazione Antica
Babilonia in Iraq. Con la partenza di parte della 3^ Compagnia del
Battaglione Assalto Grado, Reggimento San Marco, Comandata dal TV
Giuseppe Manzillo, è iniziato il sesto avvicendamento in due anni.
Ad agosto 2004, era stato il Tenente di Vascello Marco Filzi a
riportare a Nassiriyah, dopo una pausa di circa 4 mesi, una
Compagnia dei Fucilieri di Marina, rilevata poi nel dicembre 2004
da quella comandata dal Tenente di Vascello Massimo Goio. Ora
tocca al Tenente di Vascello Manzillo continuare nella delicata e
importante opera di presenza e assistenza svolta dal Reggimento
San Marco nella regione irakena di Di Qhar. Dal 30 giugno 2004, i
poteri sono gradualmente passati al governo iracheno, ma i compiti
assegnati ai Fucilieri di Marina sono rimasti invariati,
principalmente consistenti nel controllo del territorio di
responsabilità della Brigata italiana, per consentire la creazione
e il mantenimento di un ambiente sicuro e la distribuzione di
aiuti umanitari. Il "San Marco" è divenuto il punto di riferimento
di tutte le Brigate dell'Esercito Italiano che si sono avvicendate
in teatro. Uomini del San Marco sono stati insigniti di
prestigiose onorificenze e riconoscimenti per la professionalità,
la perizia e il coraggio dimostrati in varie occasioni. Buona
parte del personale, oramai alla seconda esperienza in territorio
iracheno, ha maturato preziose conoscenze che arricchiscono il
patrimonio professionale del Fuciliere di Marina.
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22
aprile 2005
Italfor Iraq,
La Folgore rimpiazza la Garibaldi
Fonte: Stato Maggiore Difesa
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Il generale di brigata Giovan Battista
Borrini, comandante della brigata bersaglieri Garibaldi ha ceduto
il comando dell'Italian Joint Task Force Iraq al generale di
brigata Piero Costantino, comandante della brigata paracadutisti
Folgore.
La cerimonia di avvicendamento si è svolta
il 21 aprile a Camp Mittica, alla presenza del generale di corpo
d'armata Filiberto Cecchi, comandante operativo interforze, del
maggior generale Riley, comandante della divisione multinazionale
sud-est a guida britannica, del governatore della Provincia del
Dhi Qar e di altre autorità politiche e militari irachene.
"Da due anni procede l'operazione Antica
Babilonia in questo teatro difficile, complesso e rischioso - ha
detto il generale Cecchi nel suo intervento - ed esprimo la mia
gratitudine per l'apporto fornito alla nazione in termini di
immagine, prestigio e credibilità in ambito internazionale. Porto
qui da voi i miei personali sentimenti di ringraziamento per
quanto sinora fatto e quelli di tutti gli italiani che apprezzano
in maniera incondizionata il vostro operato".
L'Italian Joint Task Force Iraq schiera
circa 3.050 militari italiani ripartiti in: 2.200 dell'Esercito;
200 della Marina militare; 250 dell'Aeronautica militare; 400
dell'Arma dei carabinieri. Fa parte della task force anche il 2°
battaglione di fanteria rumeno "Calugareni" con circa 500
militari.
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I soldati dell'Esercito italiano, hanno
curato e condotto l'addestramento dei membri del nuovo Esercito
iracheno. Assieme ai fucilieri di Marina del reggimento San
Marco hanno effettuato pattugliamenti e posti di controllo
sulle principali rotabili della provincia. Questa attività
preventiva, condotta di notte e di giorno, ha consentito di
realizzare una cornice di sicurezza tale da favorire lo
svolgimento delle attività umanitarie a favore della popolazione,
portate a termine dagli specialisti della cellula cooperazione
civile e militare e dal personale della Croce Rossa Italiana in
organico al contingente. |
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Il nucleo di bonifica ordigni esplosivi
(Boe) dell'Esercito ha garantito la rimozione, il trasporto, lo
stoccaggio e il successivo brillamento di materiale esplosivo,
munizioni, mine e armamento rinvenuto o sequestrato per un totale
di 400 tonnellate. Il reparto operativo autonomo dell'Aeronautica
(6° Roa), che ha in organico anche una unità elicotteri
dell'Esercito, ha contribuito alla sicurezza del contingente con
una attività di volo che si può così riassumere: elicotteri HH-3F
(AM), 438 ore di volo; elicotteri AB 412 (AM), 341 ore di volo;
velivolo comandato a distanza Predator (AM), 258 ore di volo;
elicotteri A-129 Mangusta (EI), 133 ore di volo; elicotteri CH-47
(EI), 158 ore di volo.
I carabinieri del reggimento Msu (Multinational
Specialized Unit) hanno curato l'addestramento delle forze di
polizia irachene, formando oltre 6.000 poliziotti destinati a
essere impiegati nel mantenimento dell'ordine e della sicurezza
pubblica. Alcune unità sono state addestrate e specializzate nella
tutela del patrimonio artistico.
La Garibaldi ha avuto per quattro mesi la
responsabilità del settore italiano, coincidente con la provincia
di Dhi Qar, con il compito di garantire la cornice di sicurezza
necessaria alle esigenze e ai bisogni della popolazione irachena e
contribuire alle attività di intervento più urgenti nel ripristino
delle infrastrutture e dei servizi essenziali e alla distribuzione
di aiuti umanitari.
Tra le attività condotte dai militari del
contingente agli ordini del generale Borrini vale la pena di
ricordare l'appuntamento delle elezioni del 30 gennaio 2005
durante le quali i militari italiani hanno prestato la loro opera
a favore delle autorità politiche e militari locali, sia per la
preparazione del piano di sicurezza, sia per la sua attuazione
pratica con l'impiego di pattuglie a terra e a bordo di
elicotteri.
Per quanto riguarda invece le attività
umanitarie condotte a favore della popolazione locale, sono stati
realizzati progetti in cinque campi specifici: 156 nel settore
dell'educazione e della sanità; 58 nel settore dei trasporti e
comunicazioni; 26 nell'ambito della generazione e distribuzione
dell'elettricità; 98 riguardanti il ripristino e l'implementazione
del sistema fognario; 57 per la sicurezza e giustizia.
Sono stati inoltre distribuiti farmaci e
antiparassitari per animali e installate 33 pompe idrauliche per
la distribuzione e la depurazione dell'acqua in altrettante
località della provincia. Con la collaborazione della Cooperazione
italiana allo sviluppo (Ente del ministero degli Esteri) è stato
realizzato il secondo piano dell'ospedale pediatrico di Nassiriya
in grado di ospitare 48 pazienti. Nel contempo è stato avviato il
progetto di ristrutturazione dell'ospedale generale di Nassiriya,
parzialmente distrutto a seguito di un incendio. Tale progetto,
del valore di circa 1,5 milioni di euro, prevede la completa
ristrutturazione dell'edificio, del giardino e di altre
infrastrutture.
Nei giorni scorsi è stato, inoltre,
consegnato alle amministrazioni locali un centro polifunzionale
destinato ad accogliere personale femminile, ristrutturato dal
contingente militare italiano. Grazie al contributo della Croce
Rossa Italiana, è stato possibile trasportare in Italia 13 bambini
per il successivo ricovero in ospedali italiani dove sono stati
sottoposti ad adeguate cure.
Il generale Borrini nel suo intervento ha
ringraziato tutti i militari del contingente per la
professionalità e l'impegno con cui hanno assolto la missione e ha
ricordato il sacrificio del maresciallo Simone Cola e del sergente
Salvatore Marracino "caduti nell'adempimento del proprio dovere,
al servizio della patria e della pace".
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Brindisi
05 agosto 2005
Iraq - Nassiriya
Rientra
in Italia il
Reggimento San Marco |
Venerdì 5 agosto, a Brindisi, con trasporto
aereo da Abu Dhabi, è rientrata in Italia la compagnia del
Reggimento San Marco impegnata in Iraq nell'Operazione Antica
Babilonia dal 29 marzo 2005.
A riceverla è stato il Comandante in Capo della Squadra Navale,
Ammiraglio di Squadra Bruno Branciforte.
Ritorna così dal territorio iracheno il personale del Reggimento
San Marco, la cui presenza in loco continua comunque ad essere
assicurata da un nucleo di specialisti di telecomunicazioni
satellitari e di Ufficiali impiegati negli staff nazionali ed
internazionali.
Nel periodo di permanenza sul territorio iracheno i Fucilieri di
Marina, al comando del Tenente di Vascello Giuseppe Manzillo,
hanno operato alle dipendenze della Brigata Interforze italiana
nella città di Nassiriya, svolgendo numerosi compiti, tra i quali
il controllo del territorio con attività di pattugliamento e check
point volte alla creazione e al mantenimento di un ambiente
sicuro, la vigilanza e la difesa dei siti di particolare
interesse, l'attività d'ordine pubblico, scorte ai convogli,
distribuzione aiuti umanitari, sequestro di armi e munizionamento.
La presenza della Marina Militare in Iraq è costantemente
garantita anche da un'aliquota del Gruppo Operativo Incursori del
COMSUBIN. |
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Da :
Panorama
5/8/2005
di
Gianandrea
Gaiani |
Vita da guardia del corpo a Baghdad
URL:
http://www.panorama.it/mondo/capitali/articolo/ix1-A020001032148
Il suo compito:
proteggere civili americani. La paga: da 350 a mille dollari al
giorno. I rischi: tantissimi. Ecco come si vive nel luogo più
pericoloso del pianeta.
Robusto è robusto. Ma non quell'armadio
a più ante che uno si immagina. Colpiscono le braccia:
quelle sì davvero grosse e tutte tatuate come fosse un
guerriero Maori. E poi il viso, che ti si presenta bonario
ma che, se diventa feroce, incute paura vera.
Paolo Simeone, genovese, poco più
che trentenne, è in Iraq da 28 mesi: a Baghdad fa uno dei
mestieri più pericolosi che si possano immaginare, la
guardia del corpo a civili statunitensi.
In una città dove non passa giorno senza che qualche
kamikaze si faccia saltare cercando di portare con sé il
numero più alto possibile di americani, è inevitabile che
anche Simeone si sia trovato più volte sulla soglia
dell'inferno. |
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«La peggiore è stata sulla Irish road, che qui tutti conoscono
semplicemente come "la strada della morte"» racconta a Panorama.
«Due vetture ci hanno affiancato e di botto i terroristi hanno
aperto il fuoco con mitragliatori AK47. Noi abbiamo reagito
all'istante. Io ne ho centrati due, ma sono stato colpito a mia
volta: la pallottola mi è entrata nella spalla e, uscendo, è
andata a sbattere contro l'interno del giubbotto antiproiettile e
si è spezzata in molti frammenti, uno ce l'ho ancora nel fegato.
Ci siamo salvati solo per la velocità della nostra risposta: i
guerriglieri hanno sparato una decina di proiettili, noi abbiamo
esploso più di 120 colpi. Tutti andati a segno».
Però, si guadagna bene («Da 350 a mille dollari al giorno, secondo
il tipo di lavoro e di qualifica» spiega Simeone), ma l'adrenalina
è spesso alta. Anche se, per fortuna, non tutti i giorni ci si
trova a essere l'obiettivo di un attacco. Anzi, a sentire come la
racconta il giovane genovese, quella è l'eccezione: il suo
impiego, in fondo, è un lavoro come tanti. E che fanno in tanti:
secondo gli ultimi dati sarebbero almeno 20 mila i professionisti
della sicurezza che operano in Iraq per conto di una sessantina di
società specializzate, quelle che in gergo si chiamano Psc,
compagnie di sicurezza privata.
«Io sono assunto da una società britannica:
in questo momento a Baghdad siamo solo in tre italiani e la nostra
presenza è registrata presso l'ambasciata, che è informata del
lavoro che svolgiamo» spiega Simeone, il cui nome finì sulle
pagine dei giornali italiani in occasione del sequestro di
Quattrocchi, Stefio, Agliana e Cupertino.
Ed è stato proprio in seguito a quel
rapimento e alla tremenda esecuzione di Quattrocchi che si è
potuto levare di dosso l'infame qualifica di «mercenario». E
diventare un «professionista della sicurezza», un «contractor»,
come vengono chiamati in tutto il mondo quelli che fanno il suo
mestiere. Soprattutto inglesi e americani, ma anche moltissimi
sudafricani, «tanto che l'afrikaans è oggi la terza lingua più
parlata in Iraq, dopo l'arabo e l'inglese» rivela Simeone. Ma non
mancano anche bianchi dello Zimbabwe ai quali Robert Mugabe ha
sequestrato le terre, molti sudamericani, australiani,
neozelandesi. Non hanno la fama di anime belle.
Quasi tutti provengono da reparti speciali delle forze armate o
della polizia. E Paolo Simeone non fa eccezione: è stato tra i
marines italiani del reggimento San Marco;
poi, come nei romanzi, è passato nella Legione straniera
francese, quindi ha lavorato e ha sudato a Gibuti, in Kosovo,
Serbia, Angola, Afghanistan, prima di sbarcare a Baghdad. Ma come
si diventa contractor? «Non certo con i brevi corsi da body guard
organizzati da associazioni civili: con quei "diplomi", qui il
lavoro non lo trovi. E infatti sono in tanti gli italiani che sono
venuti in Iraq e dopo due o tre settimane se ne sono andati»
rivela Simeone. «Alcuni non si aspettavano una realtà così dura e
pericolosa (in poco più di due anni qui sono morti circa 300
contractor). Altri, più banalmente, non avevano i requisiti
professionali necessari. Per essere assunto da una Psc bisogna
superare delle selezioni qui in Iraq. Tra gli esami, anche prove
di tiro al poligono. Le armi, fornite dalla Psc, comprendono
carabine M-4 (le stesse delle forze speciali americane), pistole
Glock 21, mitragliatrici Minimi e lanciagranate M-79». Ne parla
con grande tranquillità, quasi con indifferenza. Quella che appare
ai più come una vita da rambo, Simeone la racconta con grande
normalità.
«Esco ogni mattina e
vado nei diversi luoghi dove operano i clienti che devo
proteggere: molti stanno dentro Baghdad, ma ce ne sono anche
fuori città, alcuni distanti fino a 200 chilometri. La maggior
parte del tempo la passiamo in macchina, imbottigliati nel
traffico anche per dieci ore al giorno». Detta così sembra la
vita banale di un pendolare qualsiasi. Solo che a Baghdad
fermarsi in coda equivale a trasformarsi in bersaglio ideale.
Per il resto le giornate sono scandite dall'addestramento in
poligono, l'allenamento fisico e, assicura Simeone, ben poca
vita sociale: al massimo qualche cena con i colleghi nei
ristoranti della International zone (quella che molti chiamano
ancora «green zone»). |
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Qualche volta ci scappa un invito a casa. «I nostri alloggi sono
diversificati secondo la società e i clienti» spiega ancora il
giovane genovese. «Qualche Psc è basata nella zona internazionale.
Normalmente si affittano o si comprano (secondo l'importanza
economica del contratto) una o un gruppo di case dove risiedono i
body-guard, qualche volta insieme con i clienti. Normalmente
queste case sono protette da barriere di cemento e da plotoni di
gurkha o guardie irachene.
Altri contractor dormono invece negli alberghi centrali,
trasformati in fortezze, circondate dai carri armati Abrams
americani e da blocchi di cemento armato. Invece le società che
hanno contratti per la scorta dei convogli militari alloggiano il
personale direttamente all'interno degli accampamenti americani».
Una vita piuttosto isolata, insomma, per quelli che i civili
iracheni chiamano, senza tante distinzioni, «gli americani». Il
fatto di essere confuso con uno yankee non sembra comunque dare
troppo fastidio a Simeone: «Abbiamo ottimi rapporti con gli
iracheni che lavorano con noi» sostiene. «In più, negli ultimi
tempi, la popolazione dà segni di esasperazione nei confronti dei
terroristi. E infatti sono aumentate le denunce alla polizia e ai
militari».
Nella realtà, invece, i rapporti con i soldati delle forze alleate
non sono così stretti come qualcuno ipotizza. «Non c'è nessun tipo
di collaborazione tattica» spiega il contractor italiano. «Certo,
possiamo usufruire degli elicotteri americani per l'evacuazione
dei feriti, che vengono poi curati nei loro ospedali. Non nascondo
che, sul piano personale, da parte di qualche militare c'è forse
un po' d'invidia nei confronti dei nostri stipendi. Del resto
abbiamo il permesso di difendere noi stessi e il cliente, ma non
possiamo aver nessun coinvolgimento nelle attività della polizia
irachena o delle truppe alleate; violare questa regola d'ingaggio
significa essere espulsi dall'Iraq o addirittura finire in
carcere. Non siamo assolutamente paragonabili a loro. Ma questa è
una distinzione che i terroristi non fanno: per loro siamo tutti
bersagli».
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Nassiriya : 25 settembre 2006
Torna agli iracheni e Antica Babilonia si avvia al termine.
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Il Transfer Day,
l’annunciato passaggio di consegne all’autorità irachena è
avvenuto il 21 settembre, al termine di una cerimonia celebrata in
una base militare irachena. Ci vorranno ancora alcuni mesi, ma
entro la fine dell’anno anche l’ultimo dei nostri soldati avrà
lasciato il meridione dell’Iraq. “Portiamo a casa risultati
splendidi”, ha detto il ministro Parisi nel suo discorso, al
termine del quale il governatore della provincia di Dhi Qar, Aziz
al Ogheli, ha assunto la responsabilità sulla provincia di Dhi Qar.
Il bilancio di tre anni di presenza
italiana in quell’area è da considerarsi positivo: i nostri
soldati hanno dimostrato molte occasioni di essere all’altezza
della fama che loro stessi si sono costruiti. I numeri sono
importanti: a cominciare dal giugno 2003, l’esercito italiano ha
portato a termine più di 800 progetti, per un importo vicino ai 20
milioni di euro. I settori che ne hanno beneficiato sono stati la
sanità, le infrastrutture pubbliche, le risorse idriche, le reti
fognarie, le strade, ponti e altro. La popolazione locale ha
usufruito delle strutture sanitarie italiane: più di 12mila visite
mediche effettuate su circa 30mila tra uomini e donne, di cui
oltre mille ricoverati per interventi medici più approfonditi.
Sul versante militare sono state più di
20mila le pattuglie effettuate dai militari italiani, tremila i
veicoli impiegati e più di ottomila le ore di volo. Sono stati
allestiti complessivamente 1.500 check point, 2.500 le persone e
oltre mille i veicoli controllati, circa 60 tonnellate di armi ed
esplosivi sequestrati. Sotto il profilo dell'addestramento del
personale, sono stati formati dal contingente più di 20mila i
poliziotti e seimila militari. Questo mentre l’esercito italiano
era impegnato in altre missioni internazionali nei Balcani e in
Afghanistan e, soprattutto, mentre metteva in atto la
trasformazione epocale della sospensione della leva e il passaggio
a uno strumento militare interamente composto da volontari.
Il ministro Parisi ha detto che, una
volta che i soldati avranno lasciato l’Iraq, il contributo
dell’Italia proseguirà sotto il profilo politico ed economico
“attraverso una presenza civile che cercherà di coprire tutti i
campi”. Così si avvia al termine Antica Babilonia, una missione
condotta da uomini e donne in divisa che, tra le lacerazioni
dell’Iraq, hanno comunque gettato un seme di speranza per un
futuro meno fosco. I 38 italiani che hanno perso la vita nel
deserto iracheno sono lì a ricordarcelo.
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21
novembre 2006
Finita la missione
“Antica Babilonia”
Scritto da M. Landi
Dedalonews - sezione
Difesa
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E’ finita la missione "Antica
Babilonia".
Con una cerimonia Presso Camp Victory,
sede del Comando della Forza Multinazionale a Bagdhad, il
comandante della Forza Multinazionale in Iraq, il generale
statunitense George Casey, ha salutato il Contingente italiano al
termine della sua missione. Il saluto formale si è tenuto sabato
scorso alla presenza del capo di Stato Maggiore della Difesa,
ammiraglio Giampaolo Di Paola che, nel suo intervento ha
ringraziato la Multinational Force, le Forze Armate irachene, e
tutti i militari che hanno lavorato con i nostri militari. Erano
presenti il rappresentante italiano, generale Pier Paolo Lunelli
il generale Ernesto Alviano, vicecomandante della NTM, il generale
Carmine De Pascale, comandante del Contingente in Nassiriyah, il
contrammiraglio Ugo Ugolini ed il generale Antonio Amato, addetto
per la Difesa. Il Governo italiano era rappresentato
dall’ambasciatore Maurizio Melani, mentre nessun esponente
politico nazionale ha ritenuto opportuna la presenza alla
cerimonia che formalmente ha posto fine ad una missione lunga,
faticosa e sanguinosa per i nostri militari. Un’ assenza che certo
non può passare inosservata e che dà l’ idea di come la battaglia
politica per la legge finanziaria e le manifestazioni di piazza
tenutesi nello stresso giorno a Roma e Milano abbiano fatto
passare in secondo piano l’impegno internazionale del nostro paese
da tutti sbandierato ed il ricordo dei caduti.
Il saluto ufficiale ha preso avvio con gli inni nazionali
italiano, iracheno e statunitense suonati dalla banda della Forza
Multinazionale. Particolarmente emozionante è stato il momento in
cui l’ ammiraglio Di Paola ha letto i nomi di tutti e 35 i caduti
italiani, aggiungendo alla fine «Non vi dimenticheremo. Il popolo
iracheno non vi dimenticherà. Oggi siete con noi qui, in questo
posto. Vi ho chiamato per nome, uno per uno, e tutti quanti avete
risposto ‘presente’. Noi desideriamo un futuro in cui il popolo
iracheno possa vivere insieme in pace, nella democrazia e nella
prosperità, come parte attiva della comunità internazionale.
L’Italia e i militari italiani continueranno a essere dalla vostra
parte, in amicizia, se lo volete».
Ai militari italiani nella regione di Nassiriya adesso tocca
organizzare il rientro, ma l’ Italia non lascia l’ Iraq, come ha
sottolineato lo stesso nostro capo di Stato Maggiore della Difesa.
«Anche se i nostri militari stanno andandosene da Nassiriya, noi
non stiamo lasciando l’Iraq. Il nostro impegno nell’ambito della
missione di addestramento della NATO continua e, forse, sarà
potenziato in futuro - ha detto nel discorso di saluto Di Paola-
La nostra unità civile di ricostruzione a Nassiriya continuerà a
lavorare. Questa cerimonia segna la fase finale dell’impegno
militare italiano all’operazione Iraqi Freedom. E’ stata una
missione lunga e impegnativa, che gli italiani hanno compiuto,
coerentemente con il mandato del Parlamento, in linea con la
risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, dando il loro
contributo allo sforzo multinazionale per creare un contesto
sicuro e per sostenere il popolo e il governo iracheni a costruire
un nuovo Iraq».
La fine formale della missione "Antica Babilonia" era stata
preceduta il 21 settembre scorso dal passaggio della
responsabilità della sicurezza della provincia del Dhi Qar agli
iracheni, cosa che dava inizio alla fase finale del nostro impegno
a Nassiriya, iniziato nel 2003 con l’ invio di 3200 uomini. Nel
settembre dello scorso anno il contingente italiano era stato
ridotto a 2900, ridottisi ulteriormente prima a 2600 lo scorso
gennaio e poi a 1600, con l’arrivo a giugno della brigata
Garibaldi. Nelle ultime settimane i nostri uomini hanno svolto
un’attività di monitoraggio delle forze di sicurezza locali con la
possibilità d’intervento in caso di esigenze straordinarie. Con il
mese di novembre questi compiti di Operational Overwatch sono
passati ai militari australiani presenti nella regione.
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