I Leoni d'Iraq

                                     

Brindisi, 04/09/2004

Partenza del San Marco per l'Iraq.

 

Un contingente di fucilieri di Marina del Reggimento San Marco, formato da 111 uomini, è partito stamane dall'aeroporto militare "Pierozzi" di Brindisi alla volta dell'Iraq.
Il contingente si è imbarcato su due voli militari. Altri 56 fucilieri di Marina erano già partiti nei giorni scorsi.
I fucilieri del Reggimento San Marco sostituiranno parte del contingente attualmente impegnato a Nassirya nell'Operazione Antica Babilonia. I militari inviati appartengono alla 2^ Compagnia Assalto del Battaglione  Grado, che ha già operato a Nassiriya   dall'ottobre 2003 a febbraio 2004, e che sarà integrata nella Brigata Aeromobile Friuli.

La cerimonia di saluto si è svolta alla presenza di centinaia di familiari dei militari in partenza e del Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio di squadra Sergio Biraghi.
Nel salutare il contingente Biraghi ha detto: ''L'epoca in cui viviamo, come è davanti agli occhi di tutti, è veramente drammatica in tutto il mondo. La missione in cui sono impegnati i nostri militari è finalizzata a portare maggiore serenità e a migliorare la convivenza civile tra le popolazioni e tra le diverse religioni presenti sul posto. Ecco perchè è importante dare coraggio a questi ragazzi in partenza, ragazzi di cui ho molta fiducia, li conosco, sono molto bravi, preparati e umani. Sono certo che si comporteranno bene anche in questa occasione, così in altre precedenti".
''Il San Marco è la punta di diamante di tutte le forze armate italiane - ha aggiunto - è giusto, quindi, che quando la missione è particolarmente delicata, come in questo caso, si mandino in campo le forze migliori che abbiamo".
''L'unica cosa che è cambiata - ha concluso - è il quadro di sicurezza in cui le nostre forze si muovono, ci sono molti più rischi ed è pertanto necessario muoversi non solo con maggiore attenzione, ma anche con più umanità e buona volontà, doti di cui i miei uomini sono sicuramente dotati''

 

 

05 settembre 2004

IRAQ, Nasiriyah: Passaggio di consegne tra le Brigate "POZZUOLO" e "FRIULI".
 
(Camp Mittica, Nassiriya, 5 settembre 2004). Questa sera presso Camp Mittica, alla presenza del maggior generale Wladimiro Alexitch, comandante del contingente nazionale, ha avuto luogo l'atto formale del TOA - Transfer of Authority - con il quale il brigadier generale Corrado Dalzini, comandante della brigata di cavalleria "Pozzuolo del Friuli", ha passato le consegne al brigadier generale Enzo Stefanini, comandante della Brigata Aeromobile "Friuli".
Dopo quattro mesi di intensa attività, la Brigata "Pozzuolo del Friuli" al termine del ciclo operativo iniziato il 24 maggio scorso, rientra in Italia dopo aver contribuito in maniera significativa al raggiungimento di importanti risultati nella provincia di Dhi Qar.

"La missione Antica Babilonia 4 - ha detto il generale Dalzini al personale dello staff delle due Brigate schierato nel piazzale Italia - è virtualmente conclusa ed in un ideale passaggio di consegne alla Brigata Aeromobile "Friuli" restituiamo ai colleghi che stanno subentrando una Provincia sostanzialmente rappacificata, dove la presenza dei soldati italiani è unanimamente accettata e condivisa".
I compiti assegnati alla Joint Task Force - Iraq/Brigata "Pozzuolo del Friuli" sono stati molteplici: la creazione ed il mantenimento della necessaria cornice di sicurezza allo svolgimento delle operazioni umanitarie; il ripristino di infrastrutture pubbliche e la riattivazione dei servizi essenziali; la rilevazione radiologica biologica e chimica; il concorso al mantenimento dell'ordine pubblico; lo sminamento; il controllo delle linee elettriche e dei siti archeologici, i trasporti d'emergenza e le cure sanitarie. Qui hanno operato unità e reparti delle quattro Forze armate italiane - Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri - che compongono il contingente impegnato a Nassiriya. Più di 3.500 uomini e donne inquadrati nelle diverse Task Forces.
Il passaggio del testimone è avvenuto con la consegna da parte del generale Dalzini al generale Stefanini dello scudetto che rappresenta la quinta brigata in operazioni in Iraq dopo Garibaldi, Sassari, Ariete e Pozzuolo del Friuli.
Alla fine della semplice cerimonia la bandiera della Brigata di Cavalleria "Pozzuolo del Friuli", che per tutta la missione ha sventolato sulla palazzina comando del "fortino", è stata ammainata ed al suo posto è stata issata quella della Brigata Aeromobile "Friuli".

18 settembre 2004

Italfor Iraq, sequestri di armi e diplomazia

Fonte: IT-CJTF Iraq

 

Doppio colpo dei militari dell'Italian Combined Joint Task Force Iraq (IT-CJTF Iraq) nel contrasto alla criminalità organizzata e ai gruppi potenzialmente ostili della provincia di Dhi Qar. I genieri della Task Force Piave hanno rinvenuto, messo in sicurezza e recuperato dieci missili controcarro At-3 e tre antiareo Sa-7 mentre i carabinieri Msu e Military Police, in collaborazione con la nuova polizia irachena, hanno condotto una operazione che ha portato al ritrovamento e al sequestro nelle vicinanze della base italiana di numerose armi da fuoco tra le quali due lanciarazzi anticarro Rpg-7 e un mortaio da 60 mm, oltre all'arresto di 15 uomini.

Dopo avere ottenuto generiche informazioni sulla presenza di armi nella zona, i genieri della Piave, sotto il comando del colonnello Luigi Lo Conte, sono intervenuti lungo la trafficata rotabile Tampa, sempre nella zona di Nassiriya. Gli artificieri del nucleo EOD (Esplosive Ordnance Disposal, bonifica ordigni esplosivi) hanno individuato e sequestrato dieci missili controcarro At-3 Sagger e tre missili antiaereo Sa-7 Grail con 1 gripstock (il congegno di sparo) e tre batterie, tutti di fabbricazione ex sovietica, oltre a casse di munizioni. Per i genieri del 6° reggimento si tratta dei primi risultati di una operazione ancora in corso.

Per i carabinieri è stato il coronamento di due mesi d'indagini, intraprese per neutralizzare il sequestro a mano armata e il traffico di auto rubate sull'autostrada Baghdad-Bassora e il commercio illegale di armi e materiale bellico. Ad Ash Shukayri, pochi chilometri a nord-est di Nassiriya, i militari italiani comandati dal colonnello Claudio D'Angelo, con uomini del Dipartimento investigazioni speciali della rinata polizia irachena e personale femminile della Guarda Nacional Repubblicana portoghese hanno circondato alcune case e individuato le armi in piccoli depositi. Hanno provveduto quindi agli arresti senza incontrare resistenza.

Vittime del clan, che potrebbe avere avuto contatti con esponenti di gruppi terroristici per la vendita delle armi, sono stati in passato anche alcuni imprenditori legati ai contratti in appalto per le forze della coalizione. Tra il materiale sequestrato anche sette mitragliatori Kalashnikov, tre mitragliatrici, quattro fucili Hk-G3 preda bellica iraniana, tre moschetti, un fucile da cecchino e numerose munizioni.

Quasi in contemporanea, si è svolto al comando del contingente italiano il primo incontro tra il brigadier generale Enzo Stefanini, comandante del IT-CJTF Iraq e il governatore della provincia di Dhi Qar, Muhammad Sabri Hamid Al Rumayad, a pochi giorni dalle prime elezioni libere locali previste per lunedì 20 settembre. L'appuntamento con le urne, la sicurezza, la distribuzione degli aiuti umanitari italiani alla popolazione e gli interventi a favore della ricostruzione sono stati i temi trattati nel corso della riunione. Il governatore iracheno ha espresso condanna ed esecrazione per il rapimento delle due volontarie italiane a Baghdad e ha manifestato la propria solidarietà e quella della popolazione locale.

 

 

22 settembre 2004

Il Ministro della Difesa rumeno visita l'Italian Combined Joint Task Force Iraq

Non abbiamo bisogno di eroi ma vogliamo che la missione sia assolta in maniera ottimale, nei dettami del nostro mandato: state dando il meglio di voi e cosi' onorate il vostro Paese. Aspettiamo con fiducia che torniate tutti a casa dalle vostre famiglie". Ha esordito cosi' Ioan Mircea Pascu, ministro della Difesa rumeno oggi in visita all'Italian Combined Joint Task Force Iraq parlando in un hangar di Camp Mittica, a Nassiriya, davanti ai militari della compagnia di polizia militare rumena inquadrati nel reggimento Msu (Multinational Specialized Unit).
In precedenza, accolto dal brigadier generale Enzo Stefanini, comandante della Brigata aeromobile Friuli, base della Task Force multinazionale interforze schierata nella provincia di Dhi Qar, Mircea Pascu aveva visitato in un clima di cordialita' e amicizia il "fortino", sede del comando italiano, dove ha ricevuto il crest dell'unita' e firmato il libro d'onore.
Accompagnato dal capo di Stato maggiore della Difesa rumeno, generale Mihail Popescu, nonche' dall'alto ufficiale italiano, il ministro di Bucarest si e' spostato a "White Horse", la seconda base del contingente, per incontrare l'812.o battaglione di fanteria "Carpatian Hawks", unita' di manovra del contingente italiano, ricevuto dal comandante, tenente colonnello Dorin Blaiu. I "Falchi dei Carpazi", con sede a Bistrita, cittadina non lontana dai luoghi legati alla leggende del conte Dracula, sono un'unita' scelta, da anni selezionata per cooperare con le forze occidentali e veterana della missione in Afghanistan.
Insieme al maggior generale britannico Bill Rollo, comandante della Divisione multinazionale (Sud-Est) di Bassora il ministro rumeno dopo una sosta alla cappella ortodossa di "White Horse" e un momento di raccoglimento davanti al cippo che ricorda il lagunare Matteo Vanzan, si e' recato al compound che ospita il reparto.
Nel corso di una sobria e suggestiva cerimonia Mircea Pascu ha appuntato sulla bandiera di guerra dei "Falchi dei Carpazi" la Croce dell'Ordine nazionale del cavalierato con le insegne di guerra, per l'opera svolta in Afghanistan e in Iraq, consegnando a tutti i militari l'onorificenza di veterani

 

Sabato 2 Ottobre 2004

Iraq: Attaccata Pattuglia Italiana, Nessun Ferito
Di (Ses/Ct/Adnkronos)



 

Una pattuglia della Task Force Desert Five, composta da militari del reggimento San Marco, e' stata attaccata questa mattina alla periferia nord-ovest di Suq ash Shuyuk. Nessun militare e' rimasto ferito. A darne notizia e' stato il contingente italiano con un comunicato stampa in cui si precisa che ''alle ore 09:10 locali alla periferia nord-ovest di Suq ash Shuyukh la pattuglia della Task Force Desert Five, composta da militari del reggimento San Marco, veniva fatta oggetto di azione di fuoco con due razzi RPG 7 e diversi colpi di armi automatiche''

 

Italiani sotto il fuoco a sud di Nassirya

Analisi Difesa

di Gianandrea Gaiani

 

Nassiryah, 5 ottobre - Dopo un mese di calma in tutto il settore del Dhiqar il contingente italiano schierato in Iraq è stato nuovamente coinvolto in uno scontro a fuoco. Poco dopo le nove del mattino due veicoli VM 90 del reggimento “San Marco” sono stati attaccati con due razzi anticarro Rpg-7 nella cittadina di Suq ash Shuyukh, trenta chilometri a sud est di Nassiryah. Ai due razzi, che hanno mancato il bersaglio senza provocare vittime o danni, hanno fatto seguito diversi colpi di kalashnikov ai quali i fanti di Marina hanno risposto in modo efficace impiegando anche le mitragliatrici pesanti Browning e colpendo probabilmente alcuni attaccanti prima di sganciarsi senza perdite. Il reparto italiano, uno dei più esperti avendo mantenuto per un anno una compagnia aggregata ai diversi contingenti in Iraq, aveva compiti di scorta ad un convoglio che trasportava apparati radio presso la polizia locale, i vigili del fuoco e l’ospedale, previsti da un progetto che mira a realizzare una rete d’emergenza che colleghi tutti i centri della provincia. Finora non è stato possibile stabilire se l’attacco sia stato condotto da miliziani o da gruppi malavitosi, questi ultimi piuttosto attivi nell’area di Suq ash Shuyukh con traffici che vanno dalle armi alle auto rubate. Neppure gli sceicchi e il capo della polizia locale, subito convocati per un vertice al comando italiano, hanno saputo fornire elementi utili a identificare gli attaccanti. Non è da escludere neppure l’ipotesi di un’azione condotta da miliziani.
Dopo la disfatta subita a Najaf gli uomini fedeli a Moqtada al Sadr hanno rinunciato anche a Nassiryah alla lotta armata per costituirsi come forza politica ma la decisione di Sadr, rispettata dal suo luogotenente nel Dhiqar, l’imam Aws al Khafaji, è stata condannata da gruppi estremisti sciiti che si starebbero riorganizzando per continuare a combattere le forze alleate grazie all’appoggio dei pasdaran iraniani e, a quanto sembra, di elementi siriani. Nel vicino settore britannico sono stati segnalati anche gruppi wahabiti, finanziati da ambienti sauditi e appoggiati da ex membri del partito Baath di Saddam, e non si può escludere che abbiano allargato la loro attività all’area controllata dagli italiani considerato che proprio a Shuk ash Shuyukh è presente una tribù sunnita (netta minoranza nel sud sciita del paese) privilegiata durante il regime del raìs.

 In ogni caso l’obiettivo degli assalitori a Shuk ash Shuyukh potrebbe essere proprio impedire la realizzazione della rete radio che consentirebbero alle forze italiane e di sicurezza irachene di intervenire con maggiore efficacia e tempestività. La brigata aeromobile “Friuli”, guidata dal brigadier generale Enzo Stefanini, aveva sostenuto finora un solo scontro a fuoco, il 7 settembre, che non aveva provocato vittime. In quell’occasione armati iracheni avevano aperto il fuoco da tre postazioni diverse contro i check-point del 66° Reggimento Aeromobile poste a protezione dello “strategic bridge”, il ponte sull’Eufrate della “Tampa”, la strada logistica che dal Kuwait conduce a Baghdad evitando i grandi centri abitati e utilizzata da tutti i convogli alleati per rifornire i diversi contingenti.

Negli ultimi tempi il settore italiano aveva goduto di una relativa calma rispetto al resto dell’Iraq grazie anche agli stretti rapporti tra il contingente e le diverse autorità locali, a un buon flusso di aiuti economici e umanitari, al costante controllo del territorio effettuato da pattuglie pesantemente armate e alle crescenti capacità delle forze irachene il cui addestramento è curato dalla fanteria aeromobile e dai carabinieri del Dipartimento Security Sector Reform. Dopo l’attacco di sabato il livello di attenzione nel settore italiano è stato innalzato rafforzando le postazioni fisse con missili anticarro Milan (idonei a colpire auto bomba e postazioni fisse a medie distanze) che si affiancano ai lanciarazzi Panzerfaust 3 e potenziando ricognizioni, pattuglie blindate e la sorveglianza intorno alle due basi italiane di Camp Mittica (a Tallil) e “White Horse”, pochi chilometri a sud da Nassiryah. A protezione del campo sono schierati alcuni mortai da 120 millimetri Thomson, già impiegati l’anno scorso per difendere la base afghana di Khowst utilizzata da alpini e paracadutisti dell’operazione “Nibbio”. I mortai hanno già acquisito la posizione dei possibili bersagli da battere anche se il loro impiego è previsto essenzialmente per illuminare con proiettili bengala i ponti sull’Eufrate in caso di nuovi scontri in città. Armi di questo genere di calibro variante tra i 60 e i 120 millimetri sono state impiegate anche dai guerriglieri contro le postazioni italiane e i genieri della Task Force “Piave” (su base 6° Reggimento Pionieri) sta realizzando 26 rifugi anti-mortaio all’interno di “Camp Mittica”.

In caso di attacco, un radar campale a lunga portata consente inoltre di individuare con esattezza ogni sorgente di fuoco avversaria permettendo di rispondere in modo letale ma estremamente preciso. La “Friuli” esprime il contingente meglio equipaggiato e con maggiori capacità diversificate tra le cinque brigate schierate finora in Iraq. I militari hanno ottenuto per primi le nuove mimetiche più leggere e robuste e dispongono di una più capillare distribuzione di armi d’appoggio, sistemi satellitari gps e visori notturni. A rinforzo sono poi presenti una compagnia del reggimento San Marco già esperto del teatro iracheno e un plotone di Lagunari che dispone di mezzi anfibi e fluviali per operare sull’Eufrate mentre 400 carabinieri forniscono capacità antisommossa e di investigazione in tutti i campi e il supporto alla polizia irachena. Dalla brigata italiana dipendono inoltre una compagnia portoghese della Guardia Nazionale Repubblicana aggregata alla MSU e l’812° battaglione di fanteria meccanizzata rumeno composta da veterani dell’Afghanistan (al fianco degli statunitensi nell’Operazione ”Enduring Freedom”) ai quali è affidata proprio l’area meridionale del settore italiano che comprende anche Shuk ash Shuyukh. Anche la componente forze per operazioni speciali è corposa con diversi distaccamenti del 9° Reggimento Incursori e del Gruppo Operativo Incursori del Comsubin, del 185° Reggimento Ricognizione e Acquisizione Obiettivi e un plotone di ranger del Reggimento Monte Cervino.

Sul versante dei mezzi ai blindati Centauro e ai cingolati VCC si aggiungono due plotoni con carri armati Ariete (del 4° reggimento carri della Brigata Ariete) e veicoli da combattimento Dardo (del 18° reggimento Bersaglieri della Brigata Garibaldi. Mezzi potenti ed in grado di esprimere una forte deterrenza che normalmente restano dentro la base di “Camp Mittica” (nei pressi dell’aeroporto di Tallil) ma che in pochi minuti sono pronti all’impiego. Anche i dieci elicotteri (tre Pelikan dell’Aeronautica e sette CH 47 e AB 412 dell’Aviazione dell’Esercito conferiscono ampie capacità di trasporto e ricognizione anche se in caso di scontri peserebbe l’assenza dei “Mangusta” da combattimento assegnati da tempo alla “Friuli” ma per ora rimasti in Italia. Alla luce delle battaglie degli ultimi mesi negli assetti di protezione del contingente può essere a buon titolo inserito l’ospedale campale “Role 2” dove operano un centinaio di medici e paramedici della Sanità Militare e del Corpo Militare della Croce Rossa (incluse quindici infermiere volontarie) e che dispone di due sale operatorie, 50 posti letto e un primo esemplare di ambulanza blindata ricavata dalla modifica di un VM 90 Protetto

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04 novembre 2004

A Nassiriya la Festa delle F
orze Armate
Anche a migliaia di chilometri dall'Italia, a Camp Mittica, i militari dell'Italian Joint Task Force Iraq hanno celebrato oggi la Festa delle Forze armate, quest'anno resa ancora piu' significativa dai concomitanti festeggiamenti per il 50.o anniversario del ricongiungimento di Trieste alla Patria, che ha visto nel capoluogo giuliano lo stesso Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Nel piazzale della principale base italiana in Iraq si sono schierate le bandiere di guerra del 66.o reggimento aeromobile Trieste, del 6.o reggimento genio pionieri e del 10.o reggimento trasporti con reparti in armi di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, che compongono il contingente nazionale.

Dopo la resa degli onori al comandante dell'Italian joint task force Iraq, brigadier generale Enzo Stefanini, e' seguita la lettura dei messaggi augurali del Presidente Ciampi, del presidente del Consiglio Berlusconi e del ministro della Difesa Martino. Erano stati preceduti, nella mattinata, da quelli telefonici che il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha voluto personalmente esprimere al generale Stefanini con parole di stima, affetto e gratitudine per gli uomini in Iraq.

"Onoriamo oggi - ha sottolineato nella sua allocuzione Stefanini - il sacrificio di chi ci ha preceduto, facendo si che il Paese potesse divenire un grande Paese. Lo dico con l'orgoglio di appartenere a questa compagine".

La deposizione di una corona in commemorazione ai Caduti, il cui monumento sorge alla base della piazza d'armi, e la preghiera della Patria recitata da don Claudio, cappellano del contingente, hanno concluso la cerimonia, a margine della quale e' stata organizzata una mostra statica di armi ed equipaggiamenti in dotazione agli uomini di "Antica Babilonia 5".

 

13 novembre 2004

Iraq, la visita del capo di SM della Coalizione

 

 

"I militari italiani sono molto capaci e professionali. Stanno dando un grande contributo alla coalizione". Con queste parole il maggior generale Joseph F. Weber, capo di stato maggiore della Multinational Force in Iraq, ha commentato il lavoro svolto dai militari del contingente italiano a Nassiriya al termine di una visita di due giorni.

Nel pomeriggio del 13 novembre il generale Weber, proveniente da Bagdad, è atterrato all'aeroporto di Tallil e ha subito partecipato con il brigadier generale Enzo Stefanini, comandante dell'Italian Joint Task Force Iraq, a una ricognizione in elicottero su Nassiriya facendo scalo sullo Strategic Bridge, ponte sull'Eufrate che collega il sud al nord del paese, costantemente presidiato dai militari italiani per la sua alta valenza strategica.

Il 14 novembre il generale Weber è ancora andato in volo con il generale Stefanini e il comandante del 6° reparto operativo autonomo dell'Aeronautica militare, colonnello Giuseppe Di Maio, nell'area di responsabilità della provincia del Dhi Qar.

Ha quindi assistito nel poligono Garibaldi alla esercitazioni a fuoco con Ariete, Centauro e Dardo, con i nuovi mortai leggeri Hirtenberger da 60 mm, con i lanciarazzi controcarro Panzerfaust e C-90, lanciagranate e bombe da fucile.

Weber, che proviene dal corpo dei Marines, ha poi voluto incontrare al termine della visita i militari della seconda compagnia d'assalto del Reggimento San Marco della Marina militare, comandata dal tenente di vascello Marco Filzi. La compagnia di marò nell'operazione Antica Babilonia è inquadrata nella Task Force Desert Five della IT-JTF Iraq.

Fonte: Italfor Iraq, Nassiriya

 

23 novembre 2004

Il Capo di Stato Maggiore  al Reggimento San Marco a Nassiriya

 

Il Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio di Squadra Sergio Biraghi, si è recato a visitare il personale della Marina impegnato nei delicati teatri marittimi e terrestri mediorientali.  Il giorno 22 novembre è salito a bordo di Nave Zeffiro, in sosta operativa nel porto di Salalah, in Oman, incontrando il Comandante, Capitano di Fregata Enrico Pacioni, e l'Equipaggio della nave in una pausa durante l'intensa attività di pattugliamento nelle acque dell'Oceano Indiano. 

Il 23 novembre, l'Ammiraglio Biraghi si è trasferito a Nassiriya, dove ha potuto trascorrere qualche ora con i Fanti di Marina del Reggimento San Marco, gli Incursori del COMSUBIN e gli altri rappresentanti della Marina presenti sul suolo iracheno.  Il Capo di Stato Maggiore ha espresso il suo apprezzamento e ringraziamento a tutto il personale militare impegnato nelle missioni all'estero per la preziosa testimonianza di dedizione alla Patria e al progetto di pace attivamente sostenuto dall'Italia.

 

 

Brindisi     12 dicembre 2004

I Fucilieri di Marina si avvicendano in Iraq.

( di Antonio PANTALEO)

 

Il 12 Dicembre sono partiti dall’aeroporto di Brindisi 110 Fucilieri di arma del Reggimento San Marco, destinazione Iraq, che parteciperanno all’operazione “Antica Babilonia VI”. Il contingente è stato preceduto il 1° dicembre da un’aliquota composta da 55 Fucilieri con compiti di “advance party”.
Il personale è inquadrato nella Prima Compagnia d’Assalto del Battaglione Grado, comandata dal Tenente di Vascello Massimo Goio. Opereranno nella provincia del Dhi Qar e sostituiranno la Seconda Compagnia d’Assalto partita il 4 settembre scorso al comando del Tenente di Vascello Marco Filzi.
I nostri Fucilieri svolgeranno attività di pattugliamento, difesa dei siti sensibili o di particolare interesse e controllo delle zone di competenza.
La Compagnia è composta in massima parte da elementi che hanno già operato in diverse aree di crisi, quali Somalia, Kosovo, Bosnia, Albania, etc, quindi da personale con notevole esperienza ed alta professionalità.
Durante la loro permanenza saranno tenuti sotto l’ala protettiva del Leone di San Marco presente nella Bandiera che la nostra Associazione ha voluto donargli prima della partenza.
Il reparto è articolato in quattro plotoni di Fucilieri; due squadre del plotone Comando; due squadre della C.O.S (Compagnia Operazioni Speciali); un nucleo del C.C.F. (Centro Coordinamento Fuoco) con personale abilitato F.A.C. (Controllo del Fuoco Aereo Avanzato); un nucleo infermieristico abilitato ad operare in ambienti Combat ed un Nucleo di tecnici per la parte TLC con operatori radio che si integrano nei plotoni.
La parte trasporti è composta da personale addetto alla conduzione e alla manutenzione tecnica dei mezzi in dotazione, quali VCC  e VM.
L’armamento è composto da armi individuali e di reparto, quali: fucile BerettaAR 70/90 cal. 5,56 mm; pistola Beretta 92/FS cal. 9 mm; mitragliatrice FN Minimi cal. 5,56 mm; mitragliatrice MG 42/59 cal. 7,62 mm; Browning cal. 12,7 mm; armi controcarro Panzerfaust e C90.
Il 5 Dicembre è partito anche il Capitano di Fregata Donato Castrignano, con destinazione Bagdad, inserito presso la Multinational Security Transitin Command per sostituire il Capitano di Corvetta Roldano Lamberti.
La missione del CF Castrignano è quella di organizzare, addestrare, equipaggiare ed assistere le Iraqi Security Forces, che comprende le forze armate e le forze di polizia irachene.
Compito non facile in quanto bisogna riorganizzarle completamente e renderle abbastanza autonome e forti da garantire l’ordine locale in modo da non considerare più quel paese quale paradiso sicuro per i terroristi.
A tutti esprimiamo il più vivo apprezzamento e ringraziamento per quanto stanno facendo e faranno e gli auguri di buon lavoro. Un felice rientro a casa lo esprimiamo a coloro che hanno terminato questa difficile missione.

 

Brindisi 22 dicembre 2004

Rientro a Brindisi della

2^ Compagnia Assalto del Reggimento San Marco a Nassirya

Il 23 dicembre rientra a Brindisi la Compagnia del Reggimento San Marco della Marina Militare che, al comando del Tenente di Vascello Marco Filzi, ha operato in Irak per quattro mesi, inquadrata nella della Brigata aeromobili "Friuli".
L' Ammiraglio di Squadra Bruno Branciforte, Comandante in Capo della Squadra Navale, darà il bentornati alla Compagnia.
Il reparto dei fucilieri di Marina è stato avvicendato da un'altra Compagnia, circa 150 uomini al comando del Tenente di Vascello Massimiliano Goio, che rappresenta il quinto contingente del Reggimento San Marco impiegato in Irak.
Dal giugno 2003 il San Marco è stato ininterrottamente schierato nella regione irakena di Di Qhar ed è stato più volte coinvolto in scontri armati con bande ribelli e terroristi che hanno causato il ferimento di 8 fucilieri di Marina, di cui 3 con armi da fuoco.
I reparti del San Marco operano a Nassirya alle dipendenze della Brigata Italiana che ha la missione di concorrere a garantire le condizioni di sicurezza e stabilità necessarie a consentire l'afflusso e la distribuzione degli aiuti umanitari e contribuire con capacità specifiche alla condotta delle attività di intervento più urgenti per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali

 

21 gennaio 2005

Decesso di un militare italiano a Nassiriyah.

 

NASSIRIYA - Un militare del contingente italiano in Iraq e' stato ucciso oggi a Nassiriya.  Era un mitragliere che si trovava a bordo di un elicottero dell'Esercito. Il velivolo e' stato centrato da alcuni colpi di arma da fuoco, che hanno colpito sotto l'ascella il soldato ferendolo a morte.

Il Ministero della Difesa ha reso noto che il militare deceduto e' il maresciallo ordinario Simone Cola, in servizio presso il 1/o Reggimento 'Idra' dell'Aviazione dell'Esercito, con sede a Bracciano. Aveva 31 anni ed era nato a Viterbo. La sua salma sara' rimpatriata domenica prossima. Molto probabilmente rientrera' all'aeroporto militare di Ciampino a bordo di un mezzo militare.   
Il fatto e' avvenuto alle ore 10:20 italiane (le 12:20 in Iraq). Un elicottero Ab 412 dell'Esercito, mentre stava compiendo un pattugliamento lungo Eufrate, a sud di Nassiriya, e' stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco automatica, probabilmente un khalashnikov. Il proiettile ha colpito il mitragliere di destra dell'elicottero, che e' stato subito portato in ospedale per essere operato. Il militare e' morto dopo circa un'ora. 
Gia' nelle prime ore di stamani ci sarebbe stata tensione a Nassiriya, quando una pattuglia portoghese della Msu, l'Unita' specializzata multinazionale comandata dall'Arma, sarebbe stata fatta oggetto di alcuni colpi di arma da fuoco mentre transitava nel centro della citta'. Successivamente, anche l'elicottero italiano e' stato preso di mira.

 

 

12 febbraio 2005 Talil

I Mangusta in Iraq

(ITALFOR Iraq) da Tallil

di Capitano Luca Giannini
(tratto da AnalisiDifesa)

 

Dal 12 febbraio sono operativi a Tallil, nell’ambito dell’operazione “Antica babilonia 6”, tre elicotteri da esplorazione e scorta (EES) A-129 C Mangusta. Gli elicotteri sono inseriti nel 48° gruppo tattico “Pavone” (del 7° Reggimento "Vega" ) dell’Aviazione dell’Esercito, che opera nel nel 6° Reparto Operativo Autonomo dell’Aeronautica Militare.I piloti del 48° “Pavone”, che ha base a Rimini Miramare, già da settembre 2004 avevano completato tutte le qualificazioni sul nuovo A-129 C, arrivando a totalizzare quasi 200 ore di volo ciascuno, buona parte delle quali volate di notte in NVG (Night Vision Goggles – sistemi che consentono di volare a luci spente nella più completa oscurità).

Giunti alle 16.00 locali a Tallil; il Comandante del 6° Reparto Operativo Autonomo, i colleghi dell’Aeronautica Militare, i piloti degli Apache olandesi (già da tempo rischierati sulla stessa base) sono tutti ad ammirare il Mangusta, incuriositi sia dalle dimensioni estremamente ridotte, sia dalle soluzioni tecniche usate sull’ A-129 C. In effetti il Mangusta è l’unico elicottero al mondo che ha la possibilità di sfruttare le informazioni provenienti dai vari sensori, quali il ripetitore di segnali sull’occhio destro del pilota HDU (Helmet Display Unit) o il sistema di pilotaggio HIRNS (Helicopter Infra Red Navigation System), sia in un profilo diurno che notturno con NVG (Nigth Vision Goggle), consentendo così al pilota di condurre il volo mantenendo le mani sui comandi, focalizzare l’attenzione all’esterno del cokpit ma allo stesso tempo tenere sotto controllo tutte le informazioni indispensabili per la condotta della missione in termini di posizione dell’elicottero nello spazio (assetti, quota e velocità) prestazioni motori, navigazione di un piano di volo attivato sul navigatore e gestione dell’armamento di bordo.

In poco più di tre giorni la componente degli elicotteri A-129 C del 7° Reggimento “Vega” è stata rischierata nel teatro operativo iracheno con gli elementi del 3° Reggimento di Sostegno “Aquila“ e del 5° Reggimento “ Rigel” e due giorni dopo l’arrivo a Tallil, due Mangusta si sono alzati in volo per la prima missione operativa in teatro irakeno. Un successo reso possibile da anni di duro lavoro, il cui esito può essere sintetizzato nella elaborazione di documenti riguardanti procedure tecnico tattiche di impiego degli Elicotteri di Esplorazione e Scorta, nell’affinamento della più opportuna ed efficace catena logistica di aderenza e di sostegno, nelle migliaia di ore di volo effettuate sia in ambito nazionale, come nei cieli della Sardegna durante le campagne di messa a punto dei nuovi sistemi d’arma e di autoprotezione, sia in ambito internazionale come, ad esempio, in Polonia durante le campagne di tiro congiunte con forze armate di altre nazioni.
Impresa eccezionale per un elicottero che si caratterizza per le elevatissime capacità di autoprotezione strutturale per i piloti, di osservazione sia diurna che notturna ad intensificazione di luce e/o all’infrarosso, di registrazione delle immagini selezionabili da ogni apparato di visione utilizzabile dall’elicottero e dalla possibilità di individuare, selezionare ed eventualmente sopprimere la minaccia in modo chirurgico.

 

Sesto avvicendamento del         

Reggimento San Marco

in Iraq. 

 

Sempre presente sul suolo irakeno la bandiera del Reggimento San Marco

Brindisi fine marzo 2005, ore 0930, il C130J inizia a muoversi. Ogni quattro mesi sulla pista dell'aeroporto di Brindisi, si ripete il rituale della partenza di una Compagnia del Reggimento San Marco impegnata nella delicata Operazione Antica Babilonia in Iraq. Con la partenza di parte della 3^ Compagnia del Battaglione Assalto Grado, Reggimento San Marco, Comandata dal TV Giuseppe Manzillo, è iniziato il sesto avvicendamento in due anni. Ad agosto 2004, era stato il Tenente di Vascello Marco Filzi a riportare a Nassiriyah, dopo una pausa di circa 4 mesi, una Compagnia dei Fucilieri di Marina, rilevata poi nel dicembre 2004 da quella comandata dal Tenente di Vascello Massimo Goio. Ora tocca al Tenente di Vascello Manzillo continuare nella delicata e importante opera di presenza e assistenza svolta dal Reggimento San Marco nella regione irakena di Di Qhar. Dal 30 giugno 2004, i poteri sono gradualmente passati al governo iracheno, ma i compiti assegnati ai Fucilieri di Marina sono rimasti invariati, principalmente consistenti nel controllo del territorio di responsabilità della Brigata italiana, per consentire la creazione e il mantenimento di un ambiente sicuro e la distribuzione di aiuti umanitari. Il "San Marco" è divenuto il punto di riferimento di tutte le Brigate dell'Esercito Italiano che si sono avvicendate in teatro. Uomini del San Marco sono stati insigniti di prestigiose onorificenze e riconoscimenti per la professionalità, la perizia e il coraggio dimostrati in varie occasioni. Buona parte del personale, oramai alla seconda esperienza in territorio iracheno, ha maturato preziose conoscenze che arricchiscono il patrimonio professionale del Fuciliere di Marina.

 

 22 aprile 2005

Italfor Iraq,     La Folgore     rimpiazza  la Garibaldi

Fonte: Stato Maggiore Difesa

 

Il generale di brigata Giovan Battista Borrini, comandante della brigata bersaglieri Garibaldi ha ceduto il comando dell'Italian Joint Task Force Iraq al generale di brigata Piero Costantino, comandante della brigata paracadutisti Folgore.

La cerimonia di avvicendamento si è svolta il 21 aprile a Camp Mittica, alla presenza del generale di corpo d'armata Filiberto Cecchi, comandante operativo interforze, del maggior generale Riley, comandante della divisione multinazionale sud-est a guida britannica, del governatore della Provincia del Dhi Qar e di altre autorità politiche e militari irachene.

"Da due anni procede l'operazione Antica Babilonia in questo teatro difficile, complesso e rischioso - ha detto il generale Cecchi nel suo intervento - ed esprimo la mia gratitudine per l'apporto fornito alla nazione in termini di immagine, prestigio e credibilità in ambito internazionale. Porto qui da voi i miei personali sentimenti di ringraziamento per quanto sinora fatto e quelli di tutti gli italiani che apprezzano in maniera incondizionata il vostro operato".

L'Italian Joint Task Force Iraq schiera circa 3.050 militari italiani ripartiti in: 2.200 dell'Esercito; 200 della Marina militare; 250 dell'Aeronautica militare; 400 dell'Arma dei carabinieri. Fa parte della task force anche il 2° battaglione di fanteria rumeno "Calugareni" con circa 500 militari.

I soldati dell'Esercito italiano, hanno curato e condotto l'addestramento dei membri del nuovo Esercito iracheno. Assieme ai fucilieri di Marina del reggimento San Marco hanno effettuato pattugliamenti e posti di controllo sulle principali rotabili della provincia. Questa attività preventiva, condotta di notte e di giorno, ha consentito di realizzare una cornice di sicurezza tale da favorire lo svolgimento delle attività umanitarie a favore della popolazione, portate a termine dagli specialisti della cellula cooperazione civile e militare e dal personale della Croce Rossa Italiana in organico al contingente.

 

Il nucleo di bonifica ordigni esplosivi (Boe) dell'Esercito ha garantito la rimozione, il trasporto, lo stoccaggio e il successivo brillamento di materiale esplosivo, munizioni, mine e armamento rinvenuto o sequestrato per un totale di 400 tonnellate. Il reparto operativo autonomo dell'Aeronautica (6° Roa), che ha in organico anche una unità elicotteri dell'Esercito, ha contribuito alla sicurezza del contingente con una attività di volo che si può così riassumere: elicotteri HH-3F (AM), 438 ore di volo; elicotteri AB 412 (AM), 341 ore di volo; velivolo comandato a distanza Predator (AM), 258 ore di volo; elicotteri A-129 Mangusta (EI), 133 ore di volo; elicotteri CH-47 (EI), 158 ore di volo.

I carabinieri del reggimento Msu (Multinational Specialized Unit) hanno curato l'addestramento delle forze di polizia irachene, formando oltre 6.000 poliziotti destinati a essere impiegati nel mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica. Alcune unità sono state addestrate e specializzate nella tutela del patrimonio artistico.

La Garibaldi ha avuto per quattro mesi la responsabilità del settore italiano, coincidente con la provincia di Dhi Qar, con il compito di garantire la cornice di sicurezza necessaria alle esigenze e ai bisogni della popolazione irachena e contribuire alle attività di intervento più urgenti nel ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali e alla distribuzione di aiuti umanitari.

Tra le attività condotte dai militari del contingente agli ordini del generale Borrini vale la pena di ricordare l'appuntamento delle elezioni del 30 gennaio 2005 durante le quali i militari italiani hanno prestato la loro opera a favore delle autorità politiche e militari locali, sia per la preparazione del piano di sicurezza, sia per la sua attuazione pratica con l'impiego di pattuglie a terra e a bordo di elicotteri.

Per quanto riguarda invece le attività umanitarie condotte a favore della popolazione locale, sono stati realizzati progetti in cinque campi specifici: 156 nel settore dell'educazione e della sanità; 58 nel settore dei trasporti e comunicazioni; 26 nell'ambito della generazione e distribuzione dell'elettricità; 98 riguardanti il ripristino e l'implementazione del sistema fognario; 57 per la sicurezza e giustizia.

Sono stati inoltre distribuiti farmaci e antiparassitari per animali e installate 33 pompe idrauliche per la distribuzione e la depurazione dell'acqua in altrettante località della provincia. Con la collaborazione della Cooperazione italiana allo sviluppo (Ente del ministero degli Esteri) è stato realizzato il secondo piano dell'ospedale pediatrico di Nassiriya in grado di ospitare 48 pazienti. Nel contempo è stato avviato il progetto di ristrutturazione dell'ospedale generale di Nassiriya, parzialmente distrutto a seguito di un incendio. Tale progetto, del valore di circa 1,5 milioni di euro, prevede la completa ristrutturazione dell'edificio, del giardino e di altre infrastrutture.

Nei giorni scorsi è stato, inoltre, consegnato alle amministrazioni locali un centro polifunzionale destinato ad accogliere personale femminile, ristrutturato dal contingente militare italiano. Grazie al contributo della Croce Rossa Italiana, è stato possibile trasportare in Italia 13 bambini per il successivo ricovero in ospedali italiani dove sono stati sottoposti ad adeguate cure.

Il generale Borrini nel suo intervento ha ringraziato tutti i militari del contingente per la professionalità e l'impegno con cui hanno assolto la missione e ha ricordato il sacrificio del maresciallo Simone Cola e del sergente Salvatore Marracino "caduti nell'adempimento del proprio dovere, al servizio della patria e della pace".

 

Brindisi  05 agosto 2005

 

      Iraq   -   Nassiriya 

           Rientra in Italia il

Reggimento  San  Marco

Venerdì 5 agosto, a Brindisi, con trasporto aereo da Abu Dhabi, è rientrata in Italia la compagnia del Reggimento San Marco impegnata in Iraq nell'Operazione Antica Babilonia dal 29 marzo 2005.

A riceverla è stato il Comandante in Capo della Squadra Navale, Ammiraglio di Squadra Bruno Branciforte.

Ritorna così dal territorio iracheno il personale del Reggimento San Marco, la cui presenza in loco continua comunque ad essere assicurata da un nucleo di specialisti di telecomunicazioni satellitari e di Ufficiali impiegati negli staff nazionali ed internazionali.

Nel periodo di permanenza sul territorio iracheno i Fucilieri di Marina, al comando del Tenente di Vascello Giuseppe Manzillo, hanno operato alle dipendenze della Brigata Interforze italiana nella città di Nassiriya, svolgendo numerosi compiti, tra i quali il controllo del territorio con attività di pattugliamento e check point volte alla creazione e al mantenimento di un ambiente sicuro, la vigilanza e la difesa dei siti di particolare interesse, l'attività d'ordine pubblico, scorte ai convogli, distribuzione aiuti umanitari, sequestro di armi e munizionamento.

La presenza della Marina Militare in Iraq è costantemente garantita anche da un'aliquota del Gruppo Operativo Incursori del COMSUBIN.
 

Da : Panorama     5/8/2005

di  Gianandrea Gaiani

 

Vita da guardia del corpo a Baghdad

URL: http://www.panorama.it/mondo/capitali/articolo/ix1-A020001032148

Il suo compito: proteggere civili americani. La paga: da 350 a mille dollari al giorno. I rischi: tantissimi. Ecco come si vive nel luogo più pericoloso del pianeta.

 

Robusto è robusto. Ma non quell'armadio a più ante che uno si immagina. Colpiscono le braccia: quelle sì davvero grosse e tutte tatuate come fosse un guerriero Maori. E poi il viso, che ti si presenta bonario ma che, se diventa feroce, incute paura vera.
 

 

Paolo Simeone, genovese, poco più che trentenne, è in Iraq da 28 mesi: a Baghdad fa uno dei mestieri più pericolosi che si possano immaginare, la guardia del corpo a civili statunitensi.
In una città dove non passa giorno senza che qualche kamikaze si faccia saltare cercando di portare con sé il numero più alto possibile di americani, è inevitabile che anche Simeone si sia trovato più volte sulla soglia dell'inferno.


«La peggiore è stata sulla Irish road, che qui tutti conoscono semplicemente come "la strada della morte"» racconta a Panorama.
«Due vetture ci hanno affiancato e di botto i terroristi hanno aperto il fuoco con mitragliatori AK47. Noi abbiamo reagito all'istante. Io ne ho centrati due, ma sono stato colpito a mia volta: la pallottola mi è entrata nella spalla e, uscendo, è andata a sbattere contro l'interno del giubbotto antiproiettile e si è spezzata in molti frammenti, uno ce l'ho ancora nel fegato. Ci siamo salvati solo per la velocità della nostra risposta: i guerriglieri hanno sparato una decina di proiettili, noi abbiamo esploso più di 120 colpi. Tutti andati a segno».

Però, si guadagna bene («Da 350 a mille dollari al giorno, secondo il tipo di lavoro e di qualifica» spiega Simeone), ma l'adrenalina è spesso alta. Anche se, per fortuna, non tutti i giorni ci si trova a essere l'obiettivo di un attacco. Anzi, a sentire come la racconta il giovane genovese, quella è l'eccezione: il suo impiego, in fondo, è un lavoro come tanti. E che fanno in tanti: secondo gli ultimi dati sarebbero almeno 20 mila i professionisti della sicurezza che operano in Iraq per conto di una sessantina di società specializzate, quelle che in gergo si chiamano Psc, compagnie di sicurezza privata.

 

«Io sono assunto da una società britannica: in questo momento a Baghdad siamo solo in tre italiani e la nostra presenza è registrata presso l'ambasciata, che è informata del lavoro che svolgiamo» spiega Simeone, il cui nome finì sulle pagine dei giornali italiani in occasione del sequestro di Quattrocchi, Stefio, Agliana e Cupertino.

 

Ed è stato proprio in seguito a quel rapimento e alla tremenda esecuzione di Quattrocchi che si è potuto levare di dosso l'infame qualifica di «mercenario». E diventare un «professionista della sicurezza», un «contractor», come vengono chiamati in tutto il mondo quelli che fanno il suo mestiere. Soprattutto inglesi e americani, ma anche moltissimi sudafricani, «tanto che l'afrikaans è oggi la terza lingua più parlata in Iraq, dopo l'arabo e l'inglese» rivela Simeone. Ma non mancano anche bianchi dello Zimbabwe ai quali Robert Mugabe ha sequestrato le terre, molti sudamericani, australiani, neozelandesi. Non hanno la fama di anime belle.

Quasi tutti provengono da reparti speciali delle forze armate o della polizia. E Paolo Simeone non fa eccezione: è stato tra i
marines italiani del reggimento San Marcopoi, come nei romanzi, è passato nella Legione straniera francese, quindi ha lavorato e ha sudato a Gibuti, in Kosovo, Serbia, Angola, Afghanistan, prima di sbarcare a Baghdad. Ma come si diventa contractor? «Non certo con i brevi corsi da body guard organizzati da associazioni civili: con quei "diplomi", qui il lavoro non lo trovi. E infatti sono in tanti gli italiani che sono venuti in Iraq e dopo due o tre settimane se ne sono andati» rivela Simeone. «Alcuni non si aspettavano una realtà così dura e pericolosa (in poco più di due anni qui sono morti circa 300 contractor). Altri, più banalmente, non avevano i requisiti professionali necessari. Per essere assunto da una Psc bisogna superare delle selezioni qui in Iraq. Tra gli esami, anche prove di tiro al poligono. Le armi, fornite dalla Psc, comprendono carabine M-4 (le stesse delle forze speciali americane), pistole Glock 21, mitragliatrici Minimi e lanciagranate M-79». Ne parla con grande tranquillità, quasi con indifferenza. Quella che appare ai più come una vita da rambo, Simeone la racconta con grande normalità.
 

«Esco ogni mattina e vado nei diversi luoghi dove operano i clienti che devo proteggere: molti stanno dentro Baghdad, ma ce ne sono anche fuori città, alcuni distanti fino a 200 chilometri. La maggior parte del tempo la passiamo in macchina, imbottigliati nel traffico anche per dieci ore al giorno». Detta così sembra la vita banale di un pendolare qualsiasi. Solo che a Baghdad fermarsi in coda equivale a trasformarsi in bersaglio ideale.

Per il resto le giornate sono scandite dall'addestramento in poligono, l'allenamento fisico e, assicura Simeone, ben poca vita sociale: al massimo qualche cena con i colleghi nei ristoranti della International zone (quella che molti chiamano ancora «green zone»).


Qualche volta ci scappa un invito a casa. «I nostri alloggi sono diversificati secondo la società e i clienti» spiega ancora il giovane genovese. «Qualche Psc è basata nella zona internazionale. Normalmente si affittano o si comprano (secondo l'importanza economica del contratto) una o un gruppo di case dove risiedono i body-guard, qualche volta insieme con i clienti. Normalmente queste case sono protette da barriere di cemento e da plotoni di gurkha o guardie irachene.

Altri contractor dormono invece negli alberghi centrali, trasformati in fortezze, circondate dai carri armati Abrams americani e da blocchi di cemento armato. Invece le società che hanno contratti per la scorta dei convogli militari alloggiano il personale direttamente all'interno degli accampamenti americani». Una vita piuttosto isolata, insomma, per quelli che i civili iracheni chiamano, senza tante distinzioni, «gli americani». Il fatto di essere confuso con uno yankee non sembra comunque dare troppo fastidio a Simeone: «Abbiamo ottimi rapporti con gli iracheni che lavorano con noi» sostiene. «In più, negli ultimi tempi, la popolazione dà segni di esasperazione nei confronti dei terroristi. E infatti sono aumentate le denunce alla polizia e ai militari».

Nella realtà, invece, i rapporti con i soldati delle forze alleate non sono così stretti come qualcuno ipotizza. «Non c'è nessun tipo di collaborazione tattica» spiega il contractor italiano. «Certo, possiamo usufruire degli elicotteri americani per l'evacuazione dei feriti, che vengono poi curati nei loro ospedali. Non nascondo che, sul piano personale, da parte di qualche militare c'è forse un po' d'invidia nei confronti dei nostri stipendi. Del resto abbiamo il permesso di difendere noi stessi e il cliente, ma non possiamo aver nessun coinvolgimento nelle attività della polizia irachena o delle truppe alleate; violare questa regola d'ingaggio significa essere espulsi dall'Iraq o addirittura finire in carcere. Non siamo assolutamente paragonabili a loro. Ma questa è una distinzione che i terroristi non fanno: per loro siamo tutti bersagli».

Nassiriya :  25 settembre 2006

Torna agli iracheni e Antica Babilonia si avvia al termine.

 

Il Transfer Day, l’annunciato passaggio di consegne all’autorità irachena è avvenuto il 21 settembre, al termine di una cerimonia celebrata in una base militare irachena. Ci vorranno ancora alcuni mesi, ma entro la fine dell’anno anche l’ultimo dei nostri soldati avrà lasciato il meridione dell’Iraq. “Portiamo a casa risultati splendidi”, ha detto il ministro Parisi nel suo discorso, al termine del quale il governatore della provincia di Dhi Qar, Aziz al Ogheli, ha assunto la responsabilità sulla provincia di Dhi Qar.

Il bilancio di tre anni di presenza italiana in quell’area è da considerarsi positivo: i nostri soldati hanno dimostrato molte occasioni di essere all’altezza della fama che loro stessi si sono costruiti. I numeri sono importanti: a cominciare dal giugno 2003, l’esercito italiano ha portato a termine più di 800 progetti, per un importo vicino ai 20 milioni di euro. I settori che ne hanno beneficiato sono stati la sanità, le infrastrutture pubbliche, le risorse idriche, le reti fognarie, le strade, ponti e altro. La popolazione locale ha usufruito delle strutture sanitarie italiane: più di 12mila visite mediche effettuate su circa 30mila tra uomini e donne, di cui oltre mille ricoverati per interventi medici più approfonditi.

Sul versante militare sono state più di 20mila le pattuglie effettuate dai militari italiani, tremila i veicoli impiegati e più di ottomila le ore di volo. Sono stati allestiti complessivamente 1.500 check point, 2.500 le persone e oltre mille i veicoli controllati, circa 60 tonnellate di armi ed esplosivi sequestrati. Sotto il profilo dell'addestramento del personale, sono stati formati dal contingente più di 20mila i poliziotti e seimila militari. Questo mentre l’esercito italiano era impegnato in altre missioni internazionali nei Balcani e in Afghanistan e, soprattutto, mentre metteva in atto la trasformazione epocale della sospensione della leva e il passaggio a uno strumento militare interamente composto da volontari.

Il ministro Parisi ha detto che, una volta che i soldati avranno lasciato l’Iraq, il contributo dell’Italia proseguirà sotto il profilo politico ed economico “attraverso una presenza civile che cercherà di coprire tutti i campi”. Così si avvia al termine Antica Babilonia, una missione condotta da uomini e donne in divisa che, tra le lacerazioni dell’Iraq, hanno comunque gettato un seme di speranza per un futuro meno fosco. I 38 italiani che hanno perso la vita nel deserto iracheno sono lì a ricordarcelo.

 

21 novembre 2006

Finita la missione

“Antica Babilonia”

 

Scritto da M. Landi

Dedalonews - sezione Difesa

 

 

 

 

E’ finita la missione "Antica Babilonia".

Con una cerimonia Presso Camp Victory, sede del Comando della Forza Multinazionale a Bagdhad, il comandante della Forza Multinazionale in Iraq, il generale statunitense George Casey, ha salutato il Contingente italiano al termine della sua missione. Il saluto formale si è tenuto sabato scorso alla presenza del capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola che, nel suo intervento ha ringraziato la Multinational Force, le Forze Armate irachene, e tutti i militari che hanno lavorato con i nostri militari. Erano presenti il rappresentante italiano, generale Pier Paolo Lunelli il generale Ernesto Alviano, vicecomandante della NTM, il generale Carmine De Pascale, comandante del Contingente in Nassiriyah, il contrammiraglio Ugo Ugolini ed il generale Antonio Amato, addetto per la Difesa. Il Governo italiano era rappresentato dall’ambasciatore Maurizio Melani, mentre nessun esponente politico nazionale ha ritenuto opportuna la presenza alla cerimonia che formalmente ha posto fine ad una missione lunga, faticosa e sanguinosa per i nostri militari. Un’ assenza che certo non può passare inosservata e che dà l’ idea di come la battaglia politica per la legge finanziaria e le manifestazioni di piazza tenutesi nello stresso giorno a Roma e Milano abbiano fatto passare in secondo piano l’impegno internazionale del nostro paese da tutti sbandierato ed il ricordo dei caduti.
Il saluto ufficiale ha preso avvio con gli inni nazionali italiano, iracheno e statunitense suonati dalla banda della Forza Multinazionale. Particolarmente emozionante è stato il momento in cui l’ ammiraglio Di Paola ha letto i nomi di tutti e 35 i caduti italiani, aggiungendo alla fine «Non vi dimenticheremo. Il popolo iracheno non vi dimenticherà. Oggi siete con noi qui, in questo posto. Vi ho chiamato per nome, uno per uno, e tutti quanti avete risposto ‘presente’. Noi desideriamo un futuro in cui il popolo iracheno possa vivere insieme in pace, nella democrazia e nella prosperità, come parte attiva della comunità internazionale. L’Italia e i militari italiani continueranno a essere dalla vostra parte, in amicizia, se lo volete».
Ai militari italiani nella regione di Nassiriya adesso tocca organizzare il rientro, ma l’ Italia non lascia l’ Iraq, come ha sottolineato lo stesso nostro capo di Stato Maggiore della Difesa. «Anche se i nostri militari stanno andandosene da Nassiriya, noi non stiamo lasciando l’Iraq. Il nostro impegno nell’ambito della missione di addestramento della NATO continua e, forse, sarà potenziato in futuro - ha detto nel discorso di saluto Di Paola- La nostra unità civile di ricostruzione a Nassiriya continuerà a lavorare. Questa cerimonia segna la fase finale dell’impegno militare italiano all’operazione Iraqi Freedom. E’ stata una missione lunga e impegnativa, che gli italiani hanno compiuto, coerentemente con il mandato del Parlamento, in linea con la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, dando il loro contributo allo sforzo multinazionale per creare un contesto sicuro e per sostenere il popolo e il governo iracheni a costruire un nuovo Iraq».
La fine formale della missione "Antica Babilonia" era stata preceduta il 21 settembre scorso dal passaggio della responsabilità della sicurezza della provincia del Dhi Qar agli iracheni, cosa che dava inizio alla fase finale del nostro impegno a Nassiriya, iniziato nel 2003 con l’ invio di 3200 uomini. Nel settembre dello scorso anno il contingente italiano era stato ridotto a 2900, ridottisi ulteriormente prima a 2600 lo scorso gennaio e poi a 1600, con l’arrivo a giugno della brigata Garibaldi. Nelle ultime settimane i nostri uomini hanno svolto un’attività di monitoraggio delle forze di sicurezza locali con la possibilità d’intervento in caso di esigenze straordinarie. Con il mese di novembre questi compiti di Operational Overwatch sono passati ai militari australiani presenti nella regione.

 

 

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