I Leoni in Afghanistan

 

 

L'impegno italiano in Afghanistan

 

1. Premessa Storica:

L'Italia è coinvolta nelle vicende dell'Afghanistan fin dalla fine degli anni '90, periodo in cui l'ex re Zahir Shah vive nel nostro Paese fungendo da punto di riferimento per l'"intellighenzia" afghana in esilio. Il re costituisce il collante di un'intensa attività diplomatica volta a progettare un diverso futuro per l'Afghanistan, emancipandolo dai Talebani attraverso la "Loya Jirga".

Si tratta di una tradizionale forma di consultazione popolare afghana, celebrata in forma ridotta a Roma nel 1999 e quindi accettata dall'Unione Europea e dalle Nazioni Unite, non solo grazie alla sponsorizzazione italiana, ma anche grazie alla spinta di Hamid Karzai, futuro presidente del Paese.

Il governo italiano è tra i fondatori nel 2000 del cosiddetto «Gruppo di Ginevra» (o G4), composto da Paesi a vario titolo interessati alla sorte politica dell'Afghanistan: l'Italia appunto per la presenza dell'ex re sul proprio suolo, l'Iran e la Germania in quanto ospitano molte migliaia di rifugiati afghani, e gli Stati Uniti.

Il precipitare degli eventi nel 2001 (con la distruzione dei Buddha di Bamyan, l'omicidio del leader tajiko Massoud, l'attentato delle Torri Gemelle, l'intervento americano in Afghanistan e la conseguente caduta dei Taliban) vede l'impegno italiano acquistare anche una dimensione prettamente politica e militare con la partecipazione alle operazioni con proprie forze.

Gli eventi inoltre accelerano il ruolo dell'ex re e del G4 nel concentrare le vedute dell'opposizione anti-talebana in esilio. Dopo una serie di consultazioni a Roma, si giunge alla Conferenza Internazionale fra le diverse fazioni afghane anti-taliban (27 novembre - 5 dicembre 2001, Petersberg, Germania). Al termine della Conferenza vengono firmati gli Accordi di Bonn per l'istituzione di una Amministrazione Interinale guidata da Hamid Karzai, che si insedia formalmente a Kabul il 22 dicembre dopo essersi recato a Roma.

Le Nazioni Unite esprimono il loro sostegno al processo di ricostruzione dell'Afghanistan con diverse Risoluzioni: 1363 (sostegno all'accordo di Petersberg), 1373 (strategia contro il terrorismo internazionale), 1378 (istituzione di un'Amministrazione Transitoria in Afghanistan) e 1386 (istituzione della missione ISAF - International Security Assistance Force - destinata ad operare a Kabul).

Il 21-22 gennaio si svolge a Tokyo la Conferenza dei Donatori Internazionali per la Ricostruzione dell'Afghanistan. L'impegno complessivo assomma a circa 5,4 miliardi di dollari e la Commissione Europea e i Paesi Membri sono i primi donatori con un impegno totale di 550 milioni di dollari per il 2002 e 2,1 miliardi di dollari per il 2002-2006.

In riconoscimento del ruolo svolto fino a questo punto, alcuni paesi sono scelti per assumere, oltre agli impegni finanziari per la ricostruzione, il ruolo di «lead» nella riforma di specifici settori dell'Amministrazione: giustizia (Italia), esercito (USA), polizia (Germania), lotta al narcotraffico (Regno Unito) e - successivamente - disarmo e smobilitazione delle milizie irregolari (Giappone).

2. Quadro politico:

L'inizio di una nuova era per l'Afghanistan è suggellato il 17 aprile 2002 dal rientro in patria del re - accompagnato dal Presidente Karzai e dal Sottosegretario Margherita Boniver - che ha coinciso con la Loya Jirga d'Emergenza del giugno 2002.

Da allora numerosi progressi sono stati compiuti nello sforzo di ricostruire un Afghanistan stabile ed autosufficiente: le basi di un'economia di mercato sono state gettate, la maggior parte dei profughi sono rientrati nel Paese, le scuole sono state riaperte per quattro milioni di bambini e bambine.

Il 4 gennaio 2004 la Loya Jirga Costituzionale ha poi approvato la nuova Costituzione: si tratta di una Carta liberale, rispettosa dei diritti umani e di quelli delle donne, e delle particolarità etniche. Per il Governo si è adottato un sistema presidenziale accentrato (probabilmente opportuno in questo periodo di assestamento e di lotta contro i poteri locali), attenuato dal controllo del Parlamento, il quale dovrà approvare tutti gli atti più importanti del Presidente.

La prossima scadenza istituzionale di rilievo sono le Elezioni, che si spera di poter tenere entro il 2004 nel rispetto di quanto stabilito dagli Accordi di Pace, anche se probabilmente le consultazioni presidenziali precederanno quelle parlamentari. Nel frattempo le operazioni di registrazione dei votanti procedono, anche se lentamente date le difficoltà imposte dall'incerto quadro della sicurezza nel Paese.

3. Cooperazione allo sviluppo:

La cooperazione italiana in Afghanistan ha disposto una risposta rapida alla crisi umanitaria alla fine del 2001, ed ha adempiuto puntualmente agli impegni assunti alla Conferenza di Tokyo per il 2002. Gli interventi italiani si sono svolti in cooperazione con l'Amministrazione afghana, l'UNAMA, i donatori e gli Organismi internazionali, con un impegno finanziario di 43 milioni € nel 2001, 47,7 milioni € nel 2002 e 50 nel 2003.

I contributi della Cooperazione italiana sono confluiti in progetti di UNICEF, UNESCO, UNODC, PAM, UNDP, UNFPA, UNHCR, OMS e Banca Mondiale, oltre a sostanziosi finanziamenti all'Amministrazione Transitoria e ai suoi Dicasteri per le proprie necessità di riorganizzazione amministrativa.

Inoltre, è stato fornito un contributo di 5 milioni di euro (suscettibile di ulteriore incremento) all'UNDP per sostenere il processo elettorale in Afganistan.

Altri progetti rilevanti hanno riguardato il supporto allo sminamento, la lotta alla droga, il rimpatrio dei profughi dai Paesi limitrofi e l'ampliamento di strutture medico-ospedaliere quali la clinica materno-infantile di Kabul (attraverso l'ONG Intersos) e, negli anni precedenti l'intervento americano in Afghanistan, il supporto alle attività dell'ONG Emergency (all'epoca l'unica fonte di supporto sanitario nelle aree del Paese sottratte al controllo dei Taleban).

Quanto alla rete stradale, ritenuta di estrema importanza dalla comunità internazionale per "unificare" il Paese, il governo italiano ha da parte sua assunto la responsabilità del difficile tratto Kabul-Bamyan della direttrice Ovest-Est (Kabul-Herat). L'intervento ammonta a 12 milioni di euro per il 2003, più altri 24 per il 2004, con finanziamento a dono, oltre a 1,9 milioni di euro per l'assistenza tecnica.

4. Cooperazione Militare:

L'impegno italiano in Afghanistan ha avuto anche una rilevante dimensione militare con:

·         La partecipazione attiva all'operazione Enduring Freedom, soprattutto tramite la missione della Task Force Nibbio (circa 1000 uomini tra paracadutisti e forze speciali), che ha operato a Khost tra il 2002 e il 2003;

·         La partecipazione alla Missione ISAF (International Security Assistance Force) istituita con la Risoluzione 1386 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alla fine del 2001. L'Italia contribuisce con circa 450 militari alla missione, tuttora in corso a Kabul e passata sotto comando NATO dall'agosto 2003;

Dal 2001 ad oggi il governo italiano ha speso quasi 650 milioni di Euro per il proprio impegno militare nel Paese.

Inoltre il governo italiano sta in questo periodo assumendo il controllo di un PRT (Provincial Reconstruction Team). Ogni PRT e' composto di un numero variabile di elementi (circa 400), in parte militari, in parte civili, il cui obiettivo e' quello di dare un supporto allo sforzo della ricostruzione attraverso lo stabilimento di migliori condizioni di sicurezza, e di sostenere la presenza del Governo centrale in periferia. I PRT saranno il fulcro della futura strategia di espansione della NATO sul territorio.

5. Lead Giustizia:

Nella sua veste di lead country per la ricostruzione del sistema giudiziario in Afghanistan, di concerto con le autorità afghane e UNAMA (United Nations Assistance Mission to Afghanistan, l'ente delle Nazioni Unite preposto alla ricostruzione del Paese), l'Italia ha dapprima ospitato a Roma una conferenza internazionale (dicembre 2002), inaugurata dal Presidente Karzai e dal Ministro degli Esteri Frattini, in cui sono state delineate le strategie guida della riforma.

L'ex Capo della DIA e Direttore Esecutivo dell'UNODC, Presidente Di Gennaro è stato nominato «special advisor del governo italiano per la ricostruzione del settore giustizia in Afghanistan» nel febbraio 2003.

Grazie al sostegno del governo Italiano, molti risultati sono stati già conseguiti, ed in particolare vanno segnalate le seguenti iniziative:

·         Redazione di un codice di procedura penale semplificato, ad opera del Presidente Di Gennaro assieme a rappresentanti delle maggiori istituzioni giuridiche afgane (Ministero della Giustizia, Ministero dell'Interno, Corte Suprema, Commissione Giustizia e Procura Generale);

·         Creazione di "corti itineranti" fornite del suddetto codice di procedura penale;

·         Redazione di un codice minorile in cooperazione con l'UNICEF;

·         Revisione del diritto di famiglia e del Codice Civile, in collaborazione con UNIFEM;

·         Finanziamento all'opera di riforma della normativa penitenziaria, condotta dall'UNODC;

·         Corso di formazione per 450 giudici e avvocati (tra i quali 42 donne), in parte destinati a diventare "formatori dei formatori", organizzato congiuntamente da IDLO (International Development Law Organisation) e ISISC (Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali);

·         Compilazione dell'elenco delle leggi esistenti in cooperazione con l'IDLO;

·         Survey dello stato della giustizia nella periferia del Paese;

·         Riabilitazione della Corte di Appello e delle carceri di Kabul (carcere di Pol-e-Charki e Detention Center di Kabul);

·         Progetto di costruzione di un Women Detention Center a Kabul, in collaborazione con UNIFEM e UNODC;

·         Assistenza tecnica e logistica alla Commissione Giustizia afgana.

L'impegno finanziario dell'Italia per la riforma della Giustizia in Afghanistan nel 2002 ha raggiunto l'ammontare di 5,6 milioni di Euro; per il biennio 2003-2004 si intende stanziare altri 20 milioni di Euro. Questa cifra corrisponde alla quasi totalità di quanto richiesto

dal Budget afgano 2003-2004 per il finanziamento del settore giustizia (27 milioni di dollari).

6. Cooperazione Culturale:

In seguito alla Dichiarazione di Intenti firmata a Kabul con il Governo Transitorio nel gennaio 2002, l'Italia si è attivata per interventi di protezione e conservazione del patrimonio archeologico e culturale afghano. Tra le iniziative intraprese si annoverano:

·         la riabilitazione del centro TV di Kabul e la fornitura di attrezzature per le produzioni televisive locali;

·         la riabilitazione e riapertura dei due Musei (islamico e pre-islamico) di Ghazni ed il restauro dei minareti di Jam ed Herat, in collaborazione con l'UNESCO;

·         la ricostituzione della Missione Archeologica Italiana a Kabul e Ghazni (fondata nel 1956 per conto dell'ISMEO - poi IsIAO - ed interrotta nel 1978), che si adopera per la riabilitazione del Museo di Kabul;

·         i lavori presso i siti archeologici islamici e pre-islamici di Ghazni (Palazzo di Masud III, Santuario buddhista di Tapa Sardar, complessi rupestri buddhisti).

L'Italia infine organizzerà con l'UNESCO un convegno tripartito Italia-Afghanistan-UNESCO per la salvaguardia del patrimonio storico, artistico e culturale dell'Afghanistan, che si terrà a Kabul il 5 e 6 maggio 2004

 

 

 

31 Marzo 2005

Herat - Afghanistan

( Ansa ) - dell'inviato Vincenzo Sinap

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Oggi l'Italia è subentrata agli Stati Uniti nella guida del PRT di Herat, uno di quei 'team' di ricostruzione provinciale con i quali la NATO vuole espandere la missione ISAF in tutto l'Afghanistan. Si tratta di 123 militari (oltre ai 200 che si occupano della gestione dell'aeroporto) che insieme a personale civile dovranno contribuire, appunto, alla ricostruzione "sociale ed economica" della provincia. In che modo? Mettendo mano al portafoglio e realizzando una serie di progetti. In vari settori. Gli americani avevano realizzato questo PRT, nel centro di Herat, nel lontano gennaio 2003. Oggi l'Italia alle 13.30 ora locale ne ha rilevata l'eredità. La cerimonia è stata blindata e solenne. Ma Hamid Karzai, presidente afghano, che era andato a inaugurare una strada da quelle parti e che tutti davano per presente, non si è più presentato. C'erano invece l'ambasciatore Usa a Kabul, Khalizad, quello italiano Sequi, e poi il capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Di Paola, e il generale Cecchi, comandante del COI, il Comando Operativo interforze.Quanto basta, se si aggiunge qualche pezzo da 90 dell'Esercito Usa, per non escludere "qualcosa di brutto", come doverosamente sottolinea un ufficiale italiano, rivolgendosi agli ospiti. "E se dovesse succedere correte là dentro, sono gli scantinati delle cucine, il luogo più sicuro di tutti". Alla fine, però, tutto è filato via liscio. Sotto il sole battente, la comandante Kimberly Evans, bionda ufficiale della U.S. Navy, ha ceduto il comando del PRT al colonnello dell'Aviazione dell'Esercito Aldo Guaccio, un napoletano imponente e simpatico. Alla fine, sul pennone di Camp Vianini, come è stata ribattezzata la base in memoria dell'incursore di Marina precipitato in aereo, adesso sventola il tricolore.
Da domani si parte. "Abbiamo stanziato due milioni e 300 mila euro per una prima serie di progetti. E dobbiamo fare in fretta, perché quei soldi devono essere necessariamente spesi entro il 31 marzo 2006", spiega Giorgio Horn, il consulente della Cooperazione presente a Herat. "Abbiamo individuato le priorità e tre ambiti di intervento: sanità, istruzione, acqua. Ma certo la situazione più urgente è l'ospedale. È lì che dobbiamo subito intervenire". Le condizioni del cosiddetto 'ospedale regionale di Herat "non sono accettabili", conferma Guaccio. "E non solo per gli standard occidentali". In effetti, è una specie di girone dantesco, sporco e sprovvisto anche delle attrezzature essenziali, dal quale gli stessi medici e gli infermieri scappano perchè pagati un'inezia."Cominceremo dalla ristrutturazione delle cucine - spiega Horn - e poi andremo avanti con impianto idrico, quello per smaltire i rifiuti, la distribuzione di ossigeno e il rifornimento di farmaci". Dall'ospedale alle scuole ("Ne costruiremo una per ognuno dei 10 distretti della provincia") all'acqua potabile ("La porteremo in tutti i villaggi"), ma questa è solo la prima fase. In campo c'è anche un secondo progetto del ministero degli Esteri, questa volta triennale, in fase di elaborazione finale: lo stanziamento dovrebbe aggirarsi sui 10 milioni di euro. E a tutto ciò si aggiungeranno i fondi che stanzierà la Difesa per l'attuazione di altre iniziative delegate alla cellula CIMIC (Cooperazione civile-militare) del Prt. "C'è tutto quello che serve per far bene" afferma Guaccio. Gli fa eco l'ammiraglio Di Paola: "Siamo fortemente determinati a farci onore, anche in nome di chi è caduto per questa missione". L’operazione dell’esercito nel PRT di Herat è stata battezzata “Praesidium” mentre l’Aeronautica che schiererà o0ltre 200 uomini nella base aerea avanzata di Herat posta sotto comando spagnolo ha chiamato la sua operazione “Nidus Aquilae”. All'Italia spetterà anche il coordinamento di tutte e quattro i PRT che si trovano nell'area occidentale del paese: oltre ad Herat, quello di Farah (che sarà gestito dagli Usa), Baqhdois (Spagna) e Ghowr (Lituania). Il coordinatore regionale sarà il generale di Brigata Giuseppe Santangelo, già direttore del Dipartimento Difesa Civile dello Stato Maggiore Difesa. La nuova missione italiana in Afghanistan "non è a tempo", viene sottolineato, ma se non può dirsi oggi quanto durerà, quello che è certo è che sarà in pieno svolgimento quando, ad agosto, l'Italia assumerà anche il controllo dell'intera missione ISAF, attraverso il comando NATO di Solbiate Olona: per un periodo di circa 8 mesi saranno circa 2.000, complessivamente, i militari italiani schierati in Afghanistan.

 

Verona, 11 Aprile 2005

Con una breve cerimonia svoltasi l’11 aprile in Piazza Brà a Verona - alla presenza del CSMD amm. Giampaolo Di Paola, del CSM dell’AMI gen. Leonardo Tricarico e del sindaco di Verona avv. Paolo Canotto - la bandiera del Reparto Mobile di Supporto (R.M.S.) dell’Aeronautica Militare è partita per Herat in Afghanistan per raggiungere gli uomini del reparto che già vi stanno operando dallo scorso 5 marzo. Per la prima volta dal dopoguerra un reparto operativo dell’AMI viene rischierato fuori dai confini nazionali e l’evento è di particolare importanza perché il R.M.S. sarà presente operativamente in Afghanistan al completo del suo organico con comandante e bandiera. Al comando del col. Roberto Zago, il Reparto Mobile di Supporto costituirà una Forward Support Base (FSB) ad Herat per fornire il supporto operativo/logistico al Provincial Reconstruction Team (PRT) regionale nell’ambito dell’Operazione Nidus Aquilae; con la task force Aquila coopereranno anche gli spagnoli che avranno il comando della FSB e forniranno un gruppo elicotteri. Dopo l’allocuzione del CSM dell’AMI gen. Tricarico che ha ricordato, tra l’altro, come il R.M.S. sia l’erede del 3° Stormo (i famosi “soliti quattro gatti”) e sottolineato l’intensa attività del reparto costituito nel luglio 1999, è stata la volta del CSMD amm. Di Paola che ha messo in risalto il continuo e crescente impegno delle nostre forze armate che dovranno rischierarsi in tempi estremamente brevi “con dispositivi expeditionary ad elevata sostenibilità logistica”, ricordando anche l’impegno della 46a Brigata Aerea di Pisa, definita come il “cuore pulsante” delle attività. La presenza del R.M.S. ad Herat, situata nelle vicinanze del confine con l’Iran, rientra nell’ambito della strategia della NATO tesa ad espandere le responsabilità dell’ISAF nella fase 2 del processo di consolidamento dell’autorità del governo afgano, ricordando che in agosto l’Italia assumerà la leadership dell’intera operazione NATO in Afghanistan con lo schieramento a Kabul del Comando ad Alta Prontezza di Solbiate Olona. La Forward Support Base di Herat gestirà l’attività aeroportuale, di force protection, disporrà di un centro C2 con sala operativa di nuova generazione con otto operatori.

 

da:  Il Velino -  2 maggio 2005 I Provincial Reconstruction Team (PRT), le nuove strutture della NATO per la ricostruzione in “zone calde”, utilizzate per la prima volta con la missione ISAF in Afghanistan, “sono il futuro della cooperazione internazionale". Lo spiega al Velino il generale Giuseppe Santangelo, che dal primo giugno assumerà l’incarico di RAC (Regional Area Coordinator) nell’ovest dell’Afghanistan. "Il motivo è da ricercarsi nel modo in cui sono concepiti oggi. Infatti questo tipo di struttura fonde insieme la componente militare e quella civile. Per la prima volta due realtà che hanno lavorato sempre da sole, operano insieme confrontandosi, pur mantenendo la propria autonomia. Anche se siamo ancora all’inizio, sono convinto che questo nuovo approccio porterà risultati importanti – ha proseguito il generale Santangelo – perché sia la componente militare, sia quella civile hanno grande esperienza nel campo della ricostruzione. Le due realtà, lavorando insieme, potranno scambiarsi informazioni e confrontarsi quotidianamente, imparando l’una dall’altra”.
Il generale Santangelo, in qualità di coordinatore regionale della zona ovest, avrà la responsabilità della Forward Support Base (FSB) istituita presso l’aeroporto di Herat (a guida congiunta Italia- Spagna) e dei quattro PRT della regione: Herat (a guida italiana), Farah (gestito dagli Stati Uniti), Qal’eh-ye-Now (Spagna) e Chaghcharan (Lituania). Per quanto riguarda i PRT, oggi sono già operative le strutture di Herat e Farah. Le altre saranno attivate progressivamente dal primo giugno (fase due). La Forward support base, invece, è quasi ultimata. “Sono stati effettuati diversi lavori – ha spiegato Santangelo. Innanzitutto è stato istituito un Apod (Airport point of deployment), un vero scalo gestito dagli italiani dell’Aeronautica militare; è stata aggiornata la strumentazione all’interno della torre di controllo e sono state edificate palazzine per ospitare il personale (a oggi i militari dislocati presso l’aeroporto dormono in tenda). Inoltre – ha continuato il generale – la struttura sarà dotata anche di un ospedale da campo (a gestione spagnola), di una componente elicotteristica per evacuazioni mediche (Medevac) e di una Quick reaction force, una forza militare di reazione rapida”, sempre a disposizione per le emergenze. L’arrivo del contingente spagnolo, al quale sarà affidato il comando della Fsb, è previsto nei prossimi giorni. Grazie alla gestione del Prt, alla co-gestione della Forward support base di Herat, al ruolo del generale Santangelo e al contingente schierato a Kabul, l'Italia è diventato il Paese di riferimento della Nato in Afghanistan. Lo testimonia anche il fatto che il prossimo comandante della missione Isaf sarà l’italianissimo generale Mauro Del Vecchio. "L'Italia è diventata 'lead nation' in Afghanistan - ha concluso Santangelo -. L'alleanza ci ha affidato importanti responsabilità perchè ha riconosciuto la professionalità dei nostri militari".

 

Cambio del comandante alla Italian Navy Task Force “Pantera”

 

Pagine di Difesa, 24 gennaio 2006

 

Venerdì 20 gennaio, alle ore 11.00 locali (07,30 italiane), presso l’aeroporto internazionale di Kabul, si è svolta la cerimonia di cambio del comandante dell’unità elicotteri della Marina militare Italiana denominata Italian Navy Task Force “Pantera”. Dopo tre mesi di intensa attività nei cieli della capitale afgana, il capitano di fregata Riccardo Buralli è stato avvicendato dal capitano di fregata Alessandro M. Dionigi.

Alla cerimonia erano presenti il generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, dal 4 agosto 2005 comandante della missione Nato-Isaf (International Security Assistance Force), e il generale di brigata Claudio Graziano, dal 20 luglio 2005 comandante del contingente nazionale e della Kabul Multinational Brigade (Kmnb), braccio operativo di Isaf nell’area di operazioni di Kabul. Nei loro brevi interventi, il comandante Buralli prima e il generale Graziano poi, hanno rimarcato la qualità degli uomini della task force Pantera che hanno consentito il conseguimento di risultati lusinghieri e significativi per il teatro operativo, con una continuità che è derivata dalla professionalità e dalla dedizione del personale.

Gli elicotteri della Marina Militare Italiana sono giunti in Afghanistan lo scorso luglio, in concomitanza con l’inizio del periodo di nove mesi durante il quale l’Italia sarà al comando della missione Isaf VIII. In questo contesto si è concretizzata la necessità di garantire un adeguato supporto ad ala rotante per le attività del comando Isaf e per le esigenze operative delle forze militari italiane e internazionali della Kmnb impiegate in Teatro. Esigenza irrinunciabile per assicurare lo svolgimento di attività di controllo del territorio, ricognizione, evacuazione sanitaria e per assicurare elevata mobilità su un terreno aspro e montuoso dove le strade asfaltate sono una eccezione.

E’ in questo contesto che la Marina Militare ha fornito il suo contributo, impiegando l’unità più idonea a svolgere questo tipo di operazioni: il reparto Eliassalto del 4° gruppo elicotteri, integrato dal personale Eliassalto del 5° gruppo elicotteri. Il personale impiegato ha già partecipato a tutte le più recenti missioni internazionali: Joint Guardian in Kosovo; Unmee (United Nations Mission in Ethiopia and Eritrea); Enduring Freedom; Antica Babilonia.

Per far fronte a questo impegno la forza aerea della Marina ha messo a disposizione tre elicotteri AB-212 opportunamente configurati e un gruppo di circa 50 uomini. Ne fanno parte: tre equipaggi ‘combat ready’ qualificati Nvg (night vision goggles, visori notturni a intensificazione di luminescenza); una squadra tecnica di specialisti; uno staff di ufficiali e sottufficiali con compiti di supporto operativo, logistico; un team “Force Protection”, composto da personale del reggimento San Marco, col compito primario di assicurare un’adeguata cornice di sicurezza durante il rischieramento, sia all’interno della base che durante gli spostamenti via terra.

La task force Pantera è stata inizialmente posta sotto il comando del capitano di fregata Gennaro Carola, allora comandante in seconda del 4° gruppo elicotteri e oggi comandante dello stesso gruppo, che ha la sede stanziale a Grottaglie. Dal 31 ottobre 2005 è il comando è stato assunto dal capitano di fregata Riccardo Buralli che è stato a sua volta avvicendato dal capitano Alessandro M. Dionigi, comandante del 4° gruppo elicotteri dal 2001 al 2005. La task force Pantera ha sinora effettuato 418 missioni per un totale di 427 ore di volo di cui 110 notturne svolte con l’ausilio degli Nvg. In particolare, durante il comando di Buralli, la task force ha portato a termine 206 missioni per un totale di 202 ore di volo di cui 60 notturne Nvg.

Dati sicuramente significativi, sopratutto se rapportati al severo contesto ambientale e meteorologico e all’impegnativo contesto socio-politico caratterizzato soprattutto da atti terroristici anche nei confronti delle forze di Isaf. In sostanza un impegno continuo, efficace, puntuale e significativo per tutte le unità operanti nell’area di competenza incentrata sulla area di operazioni di Kabul e un indispensabile sostegno per le operazioni svolte. Nell’ambito di queste operazioni, molte svolte in arco notturno, gli AB-212 della Marina hanno fornito alle truppe in movimento a terra un valido e apprezzato supporto di osservazione aerea e hanno svolto una importante funzione di deterrenza volta a scoraggiare – con la manifesta ma invisibile presenza degli elicotteri – possibili azioni aggressive. Questo soprattutto grazie alla capacità di operare in assetto Nvg in formazione di due o più elicotteri a luci spente in tutte le condizioni di illuminazione lunare.

Ma i voli che finora hanno avuto il maggior impatto emotivo e il maggior ritorno in termini di gratificazione su tutto il personale della Task Force sono stati senza dubbio le Casevac, cioè le evacuazioni sanitarie di emergenza svolte a favore del personale di Isaf operante nell’area di Kabul. Con minimo preavviso (la task force mantiene costantemente un equipaggio in stato di allerta per questo specifico compito) e ridotte informazioni disponibili, sono state condotte missioni di volo in condizioni meteorologiche precarie e su aree di atterraggio con caratteristiche marginali di sicurezza.

Fonte: Kabul Multinational Brigade

 

Afghanistan: 583 missioni per 602 ore di volo per gli elicotteri della Marina Militare

              tratto da :

Dedalonews

http://www.dedalonews.it

Scritto da M. Amatimaggio  Il 27 Marzo 2006 @ 11:44 Nella sezione Aeronautica, Difesa

 

583 missioni per un totale di 602 ore di volo, di cui 156 notturne svolte con l’ausilio degli NVG (Night Vision Goggles - visori notturni ad intensificazione di luce). Questi i dati riassuntivi - comunicati da una nota dello Stato Maggiore Difesa - delle attività svolte dalla componente elicotteristica della Marina Militare impegnata in Afghanistan. Questa in teatro è conosciuta come "Task Force Pantera", nome derivato dall’animale raffigurato sui patche portati dal personale sulle tute di volo.


Questa sezioni elicotteri "rinforzata" è costituita dal Reparto Eliassalto del Quarto Gruppo Elicotteri M.M. di base sulla Stazione Aeromobili di Grottaglie, nei pressi di Taranto, integrato dal personale Eliassalto del Quinto Gruppo Elicotteri M.M. basato sulla Stazione Elicotteri di Luni-Sarzana. Al comando é il Capitano di Fregata Pilota Alessandro Maria Dionigi.
Per poter svolgere le attività in Afghanistan, la Forza Aerea della Marina ha messo a disposizione tre elicotteri AB 212, opportunamente configurati, e un gruppo di circa cinquanta uomini; il reparto di volo è dotato di una piena autosufficienza logistica e operativa in teatro h24.
Ne fanno parte tre equipaggi "combat ready" e qualificati per il volo notturno con NVG, una squadra tecnica, uno staff di ufficiali e sottufficiali con compiti di supporto operativo e logistico; l’organico comprende anche un team di "force protection", composto da personale del
"Reggimento "San Marco" che assicura un’adeguata cornice di sicurezza alla base e garantisce la sicurezza durante gli spostamenti via terra.

Compito principale degli elicotteri della Marina Militare in Afghanistan è quello di "supportare d’alto" le attività del Comando ISAF, guidato dal generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, e di soddisfare le esigenze delle forze italiane ed internazionali della Kabul Multinational Brigade IX, ora comandata dal Generale di Brigata Neyko Nenov.
Gli elicotteri si rivelano essenziali per lo svolgimento di attività di controllo del territorio e di ricognizione (il 72% delle ore di volo) e di evacuazione sanitaria, nonché per assicurare la mobilità su un terreno aspro e montuoso come quello afgano, dove le strade asfaltate sono un’eccezione.
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Dal luglio 2005 gli elicotteri della Marina Militare operano sui cieli dell’Afghanistan, in concomitanza con il periodo di nove mesi in cui l’Italia è al Comando di ISAF VIII (International Security and Assistance Force), la missione NATO sotto egida ONU che ha il compito di garantire il mantenimento di un ambiente sicuro e aiutare il governo afgano nella ricostruzione.

I dati riassuntivi dell’attività di volo effettuata finora assumono particolare rilevanza per il severo contesto ambientale - in teatro la quota media è di 1.800 metri - e meteorologico, nonché dell’impegnativo contesto socio-politico che caratterizza tutto il paese afgano.
Ogni missione, oltre alla preparazione rispondente agli standard normalmente adottati dai reparti di volo della Marina Militare, richiede perciò una preparazione aggiuntiva necessaria per affrontare operazioni congiunte di sorveglianza, pattugliamento o movimentazione di convogli condotte dalle unità di manovra della Brigata Multinazionale Kabul.

 

 

9 maggio 2006:

Fonte: Stato Maggiore Difesa

 

Da alcuni mesi, la Marina militare ha schierato a Herat, nell’ambito dell’operazione Isaf condotta dalla Nato, un team di fucilieri di Marina del reggimento San Marco. L’unità anfibia, che ha partecipato a tutte le missioni all’estero condotte dalle forze armate italiane, è composta da volontari altamente selezionati e formati attraverso continui e intensi addestramenti.

Tra i dieci uomini del team, otto fucilieri di marina sono inquadrati con diverse mansioni nello special staff del generale di brigata Danilo Errico, coordinatore regionale dell’area occidentale (Rac-W), mentre due specialisti delle trasmissioni operano nel Provincial Reconstruction Team a guida italiana. Il compito principale assegnato ai Marò consiste nel fornire una cornice vicina di sicurezza nel corso dei frequenti movimenti del generale Errico e del suo staff.

La situazione attuale nel teatro afgano e nell’area di Herat in particolare dopo i recenti episodi di violenza, richiede attenzione, competenza e preparazione delle missioni di scorta. Ciò comporta per i fucilieri una costante opera di ricognizione e perlustrazioni delle zone interessate.

 

I militari italiani di stanza a Herat sono il tipico esempio di impiego interforze con la presenza di personale appartenente a tutte le forze armate nazionali.

 

Brindisi 17 luglio ’06:

 

Partito l’OLMT ( Operational Mentor and Liason Team), con destinazione  Herat.  La Marina Militare partecipa alla missione degli OLMT con 10 uomini del Reggimento SAN MARCO ed un medico appartenente al Comando Subacquei ed Incursori ( COMSUBIN ) al Comando del Capitano di Fregata Donato CASTRIGNANO.

 

Lo stesso Team aveva partecipato, ad Hohenfels – Germania,  dal 1° al 14 maggio 2006, al Corso NATO designato quale OLMT. 

 

Gli OMLT sono dei team, composti da circa 16 militari, che verranno utilizzati in Afghanistan per addestrare le truppe del neo-costituito Esercito Afgano. Il corso, organizzato presso il Joint Multinational Readiness Center (JMRC) di Hohenfels (GE) è servito a standardizzare le tecniche e le procedure che i militari statunitensi hanno, fino ad oggi, insegnato ai militari dell’esercito afgano.


L’Italia partecipa al progetto con circa 80 uomini, utili per la composizione di 3 team, che lavoreranno integrati con militari appartenenti a Francia, Germania, Croazia, Turchia, Slovenia, Polonia e Olanda.

 

 

OMLT,    Agosto 2006         Operational Mentoring and Liaison Team

Dal mese di agosto 2006 è arrivato in Afghanistan il personale della Marina Militare impegnato nel progetto OMLT, Operational Mentoring and Liaison Team, dopo la qualificazione ottenuta al termine del corso svoltosi ad Hohenfels, in Germania, dal primo al quattordici maggio 2006.
Gli OMLT sono dei team, composti da circa 16 militari ciascuno, che hanno il compito di addestrare l’Esercito Afgano; in particolare i marinai sono interessando alla formazione professionale dei militari della 1a Brigata del 207° Corpo d’Armata.
La Marina Militare partecipa alla missione degli OMLT con 10 uomini del Reggimento SAN MARCO ed un medico appartenente al Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) dislocati a Camp Victory (Base USA), a pochi chilometri dalla FSB (Forward Support Base) dove il si trova il Comandante della zona ovest della missione ISAF della Nato; il Capo del team è il Capitano di Fregata Donato Castrignano.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

27 novembre ’ 06

La Marina Militare ritorna in Afghanistan

 

Il giorno 27 novembre ’06 è giunta a Kabul l’ultima aliquota di uomini della Task Force (T.F.) “Pantera” a completamento del rischieramento nel teatro Afgano di una unità di elicotteri della Marina Militare che opererà nell’ambito dell’operazione I.S.A.F. IX (International Security and Assistance Force) per un periodo continuativo di sei mesi.
L’insediamento della “Task Force Marina” si è sviluppato in più fasi con l’arrivo cadenzato di personale, materiale ed elicotteri, questi ultimi giunti il 16 novembre. Già a partire dal successivo 19 novembre sono iniziati i primi voli nell’ “Area Operativa di Kabul” al fine di raggiungere la piena capacità operativa (“Full Operational Capability”) degli equipaggi di volo.
Il 1 dicembre presso l’aeroporto internazionale di Kabul ha avuto luogo la cerimonia di avvicendamento tra la Task Force Air “Seagull” dell’Aeronautica Militare, comandata dal Colonnello Giorgio Seravalle, e la Task Force Pantera della Marina Militare comandata dal Capitano di Corvetta Nicola Milillo.
La Marina Militare, con il dispiegamento della stessa Task Force “Pantera”, aveva già operato in Afghanistan dal luglio 2005 sino al maggio 2006, periodo di nove mesi durante il quale l’Italia era stata al comando della missione I.S.A.F. VIII.
Nello scorso mandato la Task Force “Pantera” della Marina Militare aveva evidenziato risultati significativi quali: 698 missioni eseguite per un totale di 715 ore di volo, di cui il 25% notturne svolte con l’ausilio dei visori notturni (N.V.G. - Night Vision Goggles), in supporto alle attività di evacuazione medica, di ricognizione, di trasporto tattico, in aggiunta alle attività prettamente umanitarie a favore della popolazione locale nell’ambito della cooperazione civile-militare (CIMIC - Civilian Military Cooperation).
La Task Force Marina è costituita da 3 elicotteri AB212 opportunamente configurati con sistemi di autoprotezione e capacità NVG, da un gruppo di 56 militari comprensivo di 3 equipaggi qualificati e abilitati al volo notturno con i visori, di una squadra tecnica di specialisti abilitata alla manutenzione delle macchine, di un piccolo nucleo di personale con compiti nel settore del supporto operativo e amministrativo/logistico e da un team di 10 fucilieri del Reggimento San Marco con compiti di protezione e sicurezza del personale, dei mezzi e dei materiali.
La maggior parte del personale che compone la TF Pantera proviene dal 4°Gruppo Elicotteri, basato nella Stazione Aeromobili Marina Militare di Grottaglie, frequentemente impiegato in operazioni fuori area e recentemente rischierato con alcune delle sue sezioni a bordo delle Unità Navali della Squadra Navale partecipanti all’Operazione “Leonte”in Libano.
Nel contesto della Missione I.S.A.F., orientata all’assistenza e alla ricostruzione del paese, gli elicotteri della Marina Militare svolgeranno compiti di sorveglianza, pattugliamento, supporto alla movimentazione di convogli e personale sensibile, deterrenza, evacuazione medica (casevac - casualty evacuation).

 

Il Comandante delle Forze Aeree della Marina Militare
in visita alla Task Force Pantera

 

A meno di un mese dal raggiungimento della piena capacità operativa da parte della componente elicotteri della Marina Militare, nel contesto della Missione NATO ISAF IX, la Task Force Pantera a Kabul ha ricevuto la visita del Contrammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Comandante delle Forze Aeree della Marina (COMFORAER).
Giunto a bordo di un velivolo C-130J della 46a Brigata Aerea di Pisa il 21 dicembre 2006, l’Ammiraglio è stato ricevuto dal Capitano di Corvetta Nicola Milillo, comandante della Task Force.
 

Successivamente, nel corso della visita, l’Ammiraglio ha evidenziato l'importanza dell'attività condotta e di quanto questa sia costantemente seguita dai vertici della Forza Armata. Ha inoltre colto l’occasione per porgere gli auguri di buone feste a tutti i marinai della Task Force e ai loro familiari in Patria.


Nel corso della brevissima visita l’Ammiraglio è stato pienamente coinvolto nel vivo delle attività riuscendo, tra l’altro, ad effettuare una missione di ricognizione nei cieli afgani con gli elicotteri AB-212 Eliassalto in dotazione.
Nel serrato protocollo del sopralluogo a carattere “tecnico-operativo”, l’Ammiraglio ha avuto occasione i rendere visita al Comandante del Contingente Nazionale (NCC) presso la Base italiana di Camp Invicta - Col. Antonio Maggi e al Comandante della Regione Capitale Kabul (Kabul RC-C) Generale di Brigata francese Pierre de Villiers.
Infine, nella serata presso l’Ambasciata Italiana, ha incontrato S.E. Francesco Ettore Sequi, Ambasciatore d’Italia.
La Marina Militare è presente a Kabul dal mese di Novembre 2006 e garantisce, con gli elicotteri AB-212 Eliassalto, il supporto aereo al Regional Command Capital (RC-C), nell'area che comprende la capitale afgana e le zone limitrofe.
Dall'inizio dello schieramento la T.F. ha totalizzato più di 90 ore di volo in missioni di ricognizione, trasporto di personale, trasporto sanitario, evacuazione sanitaria

 

Kabul, 15 gennaio 2007:
 

ll Sottosegretario agli Affari Esteri Sen. Vernetti in visita alla Task Force Pantera


Al termine di una intensa visita di tre giorni in Afghanistan, il Sottosegretario agli Affari Esteri, Sen. Gianni Vernetti, prima della partenza, ha voluto incontrare il personale della componente elicotteri della Marina Militare “Task Force Pantera” operante dall’aeroporto di Kabul nel contesto della missione ISAF IX. Alla visita hanno partecipato anche l’Ambasciatore d’Italia, S.E. Dott. Ettore Francesco Sequi ed il Comandante del Contingente Nazionale a Kabul, Colonnello Antonio Maggi.
 

Nel corso dell’incontro il Sen. Vernetti è stato pienamente coinvolto nel vivo delle attività, il Capitano di Corvetta Milillo ha illustrato l’organizzazione e le capacità operative della Task Force nonché le particolarità del volo nel teatro afgano, fortemente caratterizzato da condizioni meteo-ambientali severe e da minaccia asimmetrica.
 
L’attuale Task Force della Marina è presente a Kabul dal mese di Novembre del 2006 e garantisce, con gli elicotteri AB-212 Eliassalto, il supporto aereo al Regional Command Capital (RC-C) nell'area che comprende la capitale afgana e le zone limitrofe. Dall'inizio del suo schieramento ha totalizzato più di 130 ore di volo in missioni di ricognizione, trasporto di personale, trasporto sanitario, evacuazione sanitaria d'urgenza e controllo del territorio.

 

Kabul, 11 Aprile 2007:

da Analisi Difesa
 

 Operazione ACHILLE :

La furia di Achille complica la vita al governo italiano. Come ampiamente previsto dagli analisti militari l’offensiva scatenata da 4.500 soldati britannici, statunitensi canadesi e olandesi affiancati da un migliaio di governativi afgani nelle province di Helmand e Oruzgan sta spingendo i talebani nella provincia di Farah che rientra nel Comando regionale Ovest a guida italiana.
Il coinvolgimento delle truppe italiane e spagnole era stato del resto pianificato dal quartier generale dell’International Security Assistance Force proprio per chiudere la via di fuga ai talebani nell’area di confine tra Helmand e Farah e soprattutto lungo la strada che conduce a Laskargah, già utilizzata in febbraio dai talebani per occupare temporaneamente il distretto di Bakwa, dove in un attentato sono stati uccisi il capo della polizia e nove agenti.
Sul ruolo italiano nell’operazione bellica si è scatenato l’ormai consueto balletto di conferme internazionali e mezze smentite italiane. Fonti militari al comando Sud della NATO d Kandahar hanno confermato il 14 marzo che “i militari italiani e quelli spagnoli operano lungo il confine tra la provincia di Farah e quella di Helmand a supporto dell’operazione Achille”. Una notizia già anticipata alcune e prima da un portavoce di Madrid che aveva rivelato che forze spagnole e italiane erano state schierate lunedì a Farah per rendere “impermeabile” il confine con Helmand alle forze talebane. Con una mezza rettifica la Difesa spagnola non ha poi voluto confermare ufficialmente la notizia.
Confusa anche la rettifica del Ministero della Difesa italiano, che conferma l’operazione in corso ma con l’impiego di sole truppe spagnole, senza riuscire ad evitare la richiesta di chiarimenti in Parlamento da parte di Rifondazione Comunista e PDCI.
I chiarimenti sono arrivati dal sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, che ha confermato le attività militari in corso lungo i confini del settore ovest negando che gli italiani conducano “operazioni d’attacco” e che vi siano violazioni delle regole d’ingaggio. D’altra parte se i “caveat” impediscono alla NATO di impiegare i soldati italiani e spagnoli fuori dal settore occidentale (salvo nei casi d’emergenza, e l’Operazione Achille lo è sicuramente), le regole d’ingaggio dall’aprile scorso sono comuni a tutti i contingenti alleati e prevedono anche l’attacco preventivo contro le formazioni talebane. Un comunicato del comando Sud della NATO, diffuso il 5 aprile, conferma il coinvolgimento delle truppe italiane nell’Operazione “Achille” che l’11 marzo vennero impegnate nelle operazioni a Delaram, cittadina della provincia meridionale di Nimroz (la stessa dove sono stati sequestrati i due cooperanti francesi) al confine con Farah. Secondo fonti militari quell’operazione venne coordinata con il Comando Regionale Ovest coinvolgendo le forze speciali italiane che controllano con gli alleati la fascia di confine tra le regioni Ovest e Sud.
Sul piano operativo l’Operazione Achille prevedeva fin dall’inizio l’impiego delle truppe guidate dal generale Antonio Satta quanto meno per sigillare l’area di confine con Helmand. Una pianificazione che ha ovviamente coinvolto il Comando Regionale Ovest di Herat e lo stesso quartier generale di Kabul dove lavorano una cinquantina di ufficiali e sottufficiali italiani incluso il generale di divisione Vincenzo Lops che è uno dei vice capi di stato maggiore di ISAF.
Difficile quindi affermare che l’Italia non è coinvolta nelle operazioni alleate, anche in quelle offensive, indipendentemente dalla presenza o meno di nostri reparti sul campo di battaglia.
A Farah è stata dispiegata la forza di reazione rapida italo-spagnola dotata di veicoli Lince e BMR oltre a 3 elicotteri 3 CH-47 italiani e 6 Couguar iberici, di fatto l’unica pedina di manovra a disposizione del generale Satta che deve controllare quattro province con appena 2.000 militari. Si tratta di una compagnia di fanteria aeromobile spagnola e una di fanti del 151° reggimento (brigata “Sassari”), reparto che schiera ad Herat altre due compagnie necessarie però al presidio delle basi e del Provincial reconstruction team. Il 15 marzo il colonnello Pierluigi Monteduro, comandante del 151° Reggimento della Brigata Sassari, ha assunto i la guida del PRT di Herat, il Team di ricostruzione provinciale che opera nell'area occidentale dell'Afghanistan.
Monteduro, che è stata da poco decorato per il ruolo sostenuto durante la battaglia dei ponti a Nassiryah, è subentrato al colonnello Filippo Ferrandu al vertice del PRT impegnato tra l’altro in un programma che prevede la costruzione di 13 scuole in diversi distretti della provincia, con un budget di 2,4 milioni di euro. Alle dipendenze di Monteduro operano 300 militari del 151° Reggimento ''Sassari'', 11 dei quali donne, inclusa una compagnia assegnata alla Forza di Reazione Rapida italo-spagnola. Dopo che negli ultimi mesi la situazione a Farah si è fatta più incandescente una delle due compagnie, a rotazione, è stata dislocata nella provincia. Gli italiani schierano ormai da tempo proprio a Farah anche alcuni distaccamenti del Task Group di forze speciali assegnato al settore ovest e che collaborano con le special forces americane di “Enduring Freedom”. Secondo indiscrezioni gli incursori e soprattutto i ranger del 4° reggimento effettuano pattugliamenti a lungo raggio lungo il confine con Helmand mentre i team del 185° reggimento acquisizione obiettivi controllano le vie d’accesso a Farah per individuare i movimenti talebani.
Nel settore guidato dal generale Antonio Satta l’intelligence italiano e spagnolo hanno lanciato l’allarme per possibili attentati terroristici contro le basi e i convogli militari. Il 3 aprile due razzi sono esplosi vicino alla base spagnola a Herat senza provocare danni o vittime e secondo fonti americane almeno 30 razzi sono stati lanciati nell'ultimo mese contro le basi alleate nell'Afghanistan Occidentale. Lo stesso giorno a Farah le forze di sicurezza afgane hanno effettuato un raid in una scuola coranica, nel distretto di Bala Buluk  , che mascherava in realtà un centro di addestramento per kamikaze. Nella retata sono stati arrestati 22 “studenti” quattro dei quali hanno confessato subito di essere talebani, ma il direttore della madrassa, il mullah Hayatullah, è riuscito a fuggire.

 

 

Partono i Mangusta

tratto da :

Dedalonews

http://www.dedalonews.it

 

Scritto da P. Varriale Il 16 Maggio 07  

 

Il ministro della Difesa Arturo Parisi ha annunciato ieri che presto verranno mandati in Afghanistan cinque elicotteri A129 Mangusta, di cui uno verrà tenuto di riserva, assieme ad otto veicoli corazzati Dardo e dieci Lince. Con i mezzi arriveranno nel teatro circa 150 uomini. Dopo mesi di discussione, alla luce di una situazione che vede l’aumentare gli scontri con un maggiore coinvolgimento anche delle truppe del contingente italiano, questo invio, ha precisato Parisi, non altera «in alcun modo né la natura della partecipazione del nostro contingente alla missione Isaf né, tanto meno, le finalità ultime della nostra presenza»

Gli elicotteri da combattimento «permetteranno di scortare gli elicotteri da trasporto già presenti in teatro e di esplorare il terreno nel quale operano le nostre pattuglie a terra» ha spiegato Parisi, mentre i VCC-80 Dardo armati con cannoncino da 25 mm « permetteranno ai nostri militari di muoversi con adeguata protezione anche fuori strada e sui percorsi più impervi». I VTLM (Veicolo Tattico Leggero Multiruolo) Lince sono stati appositamente progettati per offrire al personale la massima protezione contro le mine e «aumenteranno la sicurezza delle nostre pattuglie in movimento sulle rotabili».


La spesa preventivata per il nuovo schieramento è di 25,9 milioni di euro, la cui copertura finanziaria «verrà apprestata in sede di adozione del disegno di legge di assestamento del bilancio per l’anno 2007».

 

Kabul, 07 Giugno 2007

Passaggio di consegne a Kabul

tra la Tf  Pantera della Marina Militare e la Tf Air Kabul dell'Aeronautica Militare

 

Nella mattinata del 5 giugno scorso si è tenuta, presso il compound italiano dell'Aeroporto Internazionale di Kabul (KAIA), la cerimonia del trasferimento di autorità (TOA) tra le Task Force della Marina Militare e dell'Aeronautica Militare.  La cerimonia ha visto il passaggio del testimone tra il Capitano di Corvetta Marcello CAMBONI, Comandante della Task Force Pantera e il Magg AArns Pilota Fulvio D'ANTONIO, Comandante della Task Force Air Kabul, sancendo l'avvicendamento delle due componenti elicotteri AB-212, che operano nell'ambito della missione multinazionale ISAF, nell'area di operazioni di Kabul e che forniscono un supporto ad ala rotante, con  capacità di condurre attività di trasporto tattico, evacuazione sanitaria e ricognizione.

Diverse le autorità civili e militari intervenute, tra cui il  1° Consigliere dell'Ambasciatore d'Italia a Kabul Dott. Nicola Minasi, il Comandante dell'RCC (Regional Command Capital) Gen. Erdem Kazim, il Comandante di ITALFOR Col. Manione. Nel corso della cerimonia sono stati evidenziati i risultati operativi conseguiti dalla Task Force Pantera durante i 6 mesi di attività condotta in Afganistan: più di 425 ore di volo in 450 missioni tra ricognizione, trasporto di personale, trasporto sanitario, evacuazione sanitaria d'urgenza e controllo del territorio. Al termine della cerimonia, la Bandiera di Guerra del 9° Stormo "Francesco Baracca", giunta in teatro operativo al seguito della Task Force Air Kabul, ha ricevuto gli onori da parte di entrambi gli schieramenti e del picchetto d'onore composto da uomini  del Reggimento San Marco.

 

Kabul, 28 dicembre 2007:
in ricordo del Comandante Vianini
Il 28 dicembre 2007 e nel piazzale C.V. Bruno VIANINI del compound italiano presso il Kabul International Airport si è svolta la cerimonia di benedizione del monumento intitolato al Comandante incursore scomparso in un tragico incidente aereo sulle catene montuose che circondano la capitale afgana il 3 febbraio del 2005.
Presenti alla cerimonia l’IT SNR in Afghanistan Generale di Divisione Alberto Primiceri, l’Addetto Militare in Afghanistan Generale di Brigata Federico D’Apuzzo ed il cappellano militare Don Marco Galanti.

 


Al termine della rassegna dei reparti ha preso la parola il Comandante della Task Force Pantera, il Capitano di Fregata Altomonte, che ha ricordato la tragica scomparsa del compianto Ufficiale avvenuta durante lo svolgimento di una delicata missione in terra afgana.
Ed è anche qui, tra gli uomini della forza, è vivo il ricordo di un Comandante stimato ed apprezzato da tutti.

 

   

 

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