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L'impegno italiano in Afghanistan
1. Premessa Storica: L'Italia è coinvolta nelle vicende dell'Afghanistan fin dalla fine degli anni '90, periodo in cui l'ex re Zahir Shah vive nel nostro Paese fungendo da punto di riferimento per l'"intellighenzia" afghana in esilio. Il re costituisce il collante di un'intensa attività diplomatica volta a progettare un diverso futuro per l'Afghanistan, emancipandolo dai Talebani attraverso la "Loya Jirga". Si tratta di una tradizionale forma di consultazione popolare afghana, celebrata in forma ridotta a Roma nel 1999 e quindi accettata dall'Unione Europea e dalle Nazioni Unite, non solo grazie alla sponsorizzazione italiana, ma anche grazie alla spinta di Hamid Karzai, futuro presidente del Paese. Il governo italiano è tra i fondatori nel 2000 del cosiddetto «Gruppo di Ginevra» (o G4), composto da Paesi a vario titolo interessati alla sorte politica dell'Afghanistan: l'Italia appunto per la presenza dell'ex re sul proprio suolo, l'Iran e la Germania in quanto ospitano molte migliaia di rifugiati afghani, e gli Stati Uniti. Il precipitare degli eventi nel 2001 (con la distruzione dei Buddha di Bamyan, l'omicidio del leader tajiko Massoud, l'attentato delle Torri Gemelle, l'intervento americano in Afghanistan e la conseguente caduta dei Taliban) vede l'impegno italiano acquistare anche una dimensione prettamente politica e militare con la partecipazione alle operazioni con proprie forze. Gli eventi inoltre accelerano il ruolo dell'ex re e del G4 nel concentrare le vedute dell'opposizione anti-talebana in esilio. Dopo una serie di consultazioni a Roma, si giunge alla Conferenza Internazionale fra le diverse fazioni afghane anti-taliban (27 novembre - 5 dicembre 2001, Petersberg, Germania). Al termine della Conferenza vengono firmati gli Accordi di Bonn per l'istituzione di una Amministrazione Interinale guidata da Hamid Karzai, che si insedia formalmente a Kabul il 22 dicembre dopo essersi recato a Roma. Le Nazioni Unite esprimono il loro sostegno al processo di ricostruzione dell'Afghanistan con diverse Risoluzioni: 1363 (sostegno all'accordo di Petersberg), 1373 (strategia contro il terrorismo internazionale), 1378 (istituzione di un'Amministrazione Transitoria in Afghanistan) e 1386 (istituzione della missione ISAF - International Security Assistance Force - destinata ad operare a Kabul). Il 21-22 gennaio si svolge a Tokyo la Conferenza dei Donatori Internazionali per la Ricostruzione dell'Afghanistan. L'impegno complessivo assomma a circa 5,4 miliardi di dollari e la Commissione Europea e i Paesi Membri sono i primi donatori con un impegno totale di 550 milioni di dollari per il 2002 e 2,1 miliardi di dollari per il 2002-2006. In riconoscimento del ruolo svolto fino a questo punto, alcuni paesi sono scelti per assumere, oltre agli impegni finanziari per la ricostruzione, il ruolo di «lead» nella riforma di specifici settori dell'Amministrazione: giustizia (Italia), esercito (USA), polizia (Germania), lotta al narcotraffico (Regno Unito) e - successivamente - disarmo e smobilitazione delle milizie irregolari (Giappone). 2. Quadro politico: L'inizio di una nuova era per l'Afghanistan è suggellato il 17 aprile 2002 dal rientro in patria del re - accompagnato dal Presidente Karzai e dal Sottosegretario Margherita Boniver - che ha coinciso con la Loya Jirga d'Emergenza del giugno 2002. Da allora numerosi progressi sono stati compiuti nello sforzo di ricostruire un Afghanistan stabile ed autosufficiente: le basi di un'economia di mercato sono state gettate, la maggior parte dei profughi sono rientrati nel Paese, le scuole sono state riaperte per quattro milioni di bambini e bambine. Il 4 gennaio 2004 la Loya Jirga Costituzionale ha poi approvato la nuova Costituzione: si tratta di una Carta liberale, rispettosa dei diritti umani e di quelli delle donne, e delle particolarità etniche. Per il Governo si è adottato un sistema presidenziale accentrato (probabilmente opportuno in questo periodo di assestamento e di lotta contro i poteri locali), attenuato dal controllo del Parlamento, il quale dovrà approvare tutti gli atti più importanti del Presidente. La prossima scadenza istituzionale di rilievo sono le Elezioni, che si spera di poter tenere entro il 2004 nel rispetto di quanto stabilito dagli Accordi di Pace, anche se probabilmente le consultazioni presidenziali precederanno quelle parlamentari. Nel frattempo le operazioni di registrazione dei votanti procedono, anche se lentamente date le difficoltà imposte dall'incerto quadro della sicurezza nel Paese. 3. Cooperazione allo sviluppo: La cooperazione italiana in Afghanistan ha disposto una risposta rapida alla crisi umanitaria alla fine del 2001, ed ha adempiuto puntualmente agli impegni assunti alla Conferenza di Tokyo per il 2002. Gli interventi italiani si sono svolti in cooperazione con l'Amministrazione afghana, l'UNAMA, i donatori e gli Organismi internazionali, con un impegno finanziario di 43 milioni € nel 2001, 47,7 milioni € nel 2002 e 50 nel 2003. I contributi della Cooperazione italiana sono confluiti in progetti di UNICEF, UNESCO, UNODC, PAM, UNDP, UNFPA, UNHCR, OMS e Banca Mondiale, oltre a sostanziosi finanziamenti all'Amministrazione Transitoria e ai suoi Dicasteri per le proprie necessità di riorganizzazione amministrativa. Inoltre, è stato fornito un contributo di 5 milioni di euro (suscettibile di ulteriore incremento) all'UNDP per sostenere il processo elettorale in Afganistan. Altri progetti rilevanti hanno riguardato il supporto allo sminamento, la lotta alla droga, il rimpatrio dei profughi dai Paesi limitrofi e l'ampliamento di strutture medico-ospedaliere quali la clinica materno-infantile di Kabul (attraverso l'ONG Intersos) e, negli anni precedenti l'intervento americano in Afghanistan, il supporto alle attività dell'ONG Emergency (all'epoca l'unica fonte di supporto sanitario nelle aree del Paese sottratte al controllo dei Taleban). Quanto alla rete stradale, ritenuta di estrema importanza dalla comunità internazionale per "unificare" il Paese, il governo italiano ha da parte sua assunto la responsabilità del difficile tratto Kabul-Bamyan della direttrice Ovest-Est (Kabul-Herat). L'intervento ammonta a 12 milioni di euro per il 2003, più altri 24 per il 2004, con finanziamento a dono, oltre a 1,9 milioni di euro per l'assistenza tecnica. 4. Cooperazione Militare: L'impegno italiano in Afghanistan ha avuto anche una rilevante dimensione militare con: · La partecipazione attiva all'operazione Enduring Freedom, soprattutto tramite la missione della Task Force Nibbio (circa 1000 uomini tra paracadutisti e forze speciali), che ha operato a Khost tra il 2002 e il 2003; · La partecipazione alla Missione ISAF (International Security Assistance Force) istituita con la Risoluzione 1386 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alla fine del 2001. L'Italia contribuisce con circa 450 militari alla missione, tuttora in corso a Kabul e passata sotto comando NATO dall'agosto 2003; Dal 2001 ad oggi il governo italiano ha speso quasi 650 milioni di Euro per il proprio impegno militare nel Paese. Inoltre il governo italiano sta in questo periodo assumendo il controllo di un PRT (Provincial Reconstruction Team). Ogni PRT e' composto di un numero variabile di elementi (circa 400), in parte militari, in parte civili, il cui obiettivo e' quello di dare un supporto allo sforzo della ricostruzione attraverso lo stabilimento di migliori condizioni di sicurezza, e di sostenere la presenza del Governo centrale in periferia. I PRT saranno il fulcro della futura strategia di espansione della NATO sul territorio. 5. Lead Giustizia: Nella sua veste di lead country per la ricostruzione del sistema giudiziario in Afghanistan, di concerto con le autorità afghane e UNAMA (United Nations Assistance Mission to Afghanistan, l'ente delle Nazioni Unite preposto alla ricostruzione del Paese), l'Italia ha dapprima ospitato a Roma una conferenza internazionale (dicembre 2002), inaugurata dal Presidente Karzai e dal Ministro degli Esteri Frattini, in cui sono state delineate le strategie guida della riforma. L'ex Capo della DIA e Direttore Esecutivo dell'UNODC, Presidente Di Gennaro è stato nominato «special advisor del governo italiano per la ricostruzione del settore giustizia in Afghanistan» nel febbraio 2003. Grazie al sostegno del governo Italiano, molti risultati sono stati già conseguiti, ed in particolare vanno segnalate le seguenti iniziative: · Redazione di un codice di procedura penale semplificato, ad opera del Presidente Di Gennaro assieme a rappresentanti delle maggiori istituzioni giuridiche afgane (Ministero della Giustizia, Ministero dell'Interno, Corte Suprema, Commissione Giustizia e Procura Generale); · Creazione di "corti itineranti" fornite del suddetto codice di procedura penale; · Redazione di un codice minorile in cooperazione con l'UNICEF; · Revisione del diritto di famiglia e del Codice Civile, in collaborazione con UNIFEM; · Finanziamento all'opera di riforma della normativa penitenziaria, condotta dall'UNODC; · Corso di formazione per 450 giudici e avvocati (tra i quali 42 donne), in parte destinati a diventare "formatori dei formatori", organizzato congiuntamente da IDLO (International Development Law Organisation) e ISISC (Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali); · Compilazione dell'elenco delle leggi esistenti in cooperazione con l'IDLO; · Survey dello stato della giustizia nella periferia del Paese; · Riabilitazione della Corte di Appello e delle carceri di Kabul (carcere di Pol-e-Charki e Detention Center di Kabul); · Progetto di costruzione di un Women Detention Center a Kabul, in collaborazione con UNIFEM e UNODC; · Assistenza tecnica e logistica alla Commissione Giustizia afgana. L'impegno finanziario dell'Italia per la riforma della Giustizia in Afghanistan nel 2002 ha raggiunto l'ammontare di 5,6 milioni di Euro; per il biennio 2003-2004 si intende stanziare altri 20 milioni di Euro. Questa cifra corrisponde alla quasi totalità di quanto richiesto dal Budget afgano 2003-2004 per il finanziamento del settore giustizia (27 milioni di dollari). 6. Cooperazione Culturale: In seguito alla Dichiarazione di Intenti firmata a Kabul con il Governo Transitorio nel gennaio 2002, l'Italia si è attivata per interventi di protezione e conservazione del patrimonio archeologico e culturale afghano. Tra le iniziative intraprese si annoverano: · la riabilitazione del centro TV di Kabul e la fornitura di attrezzature per le produzioni televisive locali; · la riabilitazione e riapertura dei due Musei (islamico e pre-islamico) di Ghazni ed il restauro dei minareti di Jam ed Herat, in collaborazione con l'UNESCO; · la ricostituzione della Missione Archeologica Italiana a Kabul e Ghazni (fondata nel 1956 per conto dell'ISMEO - poi IsIAO - ed interrotta nel 1978), che si adopera per la riabilitazione del Museo di Kabul; · i lavori presso i siti archeologici islamici e pre-islamici di Ghazni (Palazzo di Masud III, Santuario buddhista di Tapa Sardar, complessi rupestri buddhisti). L'Italia infine organizzerà con l'UNESCO un convegno tripartito Italia-Afghanistan-UNESCO per la salvaguardia del patrimonio storico, artistico e culturale dell'Afghanistan, che si terrà a Kabul il 5 e 6 maggio 2004
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Marzo 2005
Herat - Afghanistan ( Ansa ) - dell'inviato Vincenzo Sinap |
Oggi l'Italia è subentrata agli Stati Uniti nella guida del PRT di Herat,
uno di quei 'team' di ricostruzione provinciale con i quali la NATO vuole
espandere la missione ISAF in tutto l'Afghanistan. Si tratta di 123 militari
(oltre ai 200 che si occupano della gestione dell'aeroporto) che insieme a
personale civile dovranno contribuire, appunto, alla ricostruzione "sociale
ed economica" della provincia. In che modo? Mettendo mano al portafoglio e
realizzando una serie di progetti. In vari settori. Gli americani avevano
realizzato questo PRT, nel centro di Herat, nel lontano gennaio 2003. Oggi
l'Italia alle 13.30 ora locale ne ha rilevata l'eredità. La cerimonia è
stata blindata e solenne. Ma Hamid Karzai, presidente afghano, che era
andato a inaugurare una strada da quelle parti e che tutti davano per
presente, non si è più presentato. C'erano invece l'ambasciatore Usa a
Kabul, Khalizad, quello italiano Sequi, e poi il capo di Stato Maggiore
della Difesa, ammiraglio Di Paola, e il generale Cecchi, comandante del COI,
il Comando Operativo interforze.Quanto basta, se si aggiunge qualche pezzo
da 90 dell'Esercito Usa, per non escludere "qualcosa di brutto", come
doverosamente sottolinea un ufficiale italiano, rivolgendosi agli ospiti. "E
se dovesse succedere correte là dentro, sono gli scantinati delle cucine, il
luogo più sicuro di tutti". Alla fine, però, tutto è filato via liscio.
Sotto il sole battente, la comandante Kimberly Evans, bionda ufficiale della
U.S. Navy, ha ceduto il comando del PRT al colonnello dell'Aviazione
dell'Esercito Aldo Guaccio, un napoletano imponente e simpatico. Alla fine,
sul pennone di Camp Vianini, come è stata ribattezzata la base in memoria
dell'incursore di Marina precipitato in aereo, adesso sventola il tricolore.
Da domani si parte. "Abbiamo stanziato due milioni e 300 mila euro per una prima serie di progetti. E dobbiamo fare in fretta, perché quei soldi devono essere necessariamente spesi entro il 31 marzo 2006", spiega Giorgio Horn, il consulente della Cooperazione presente a Herat. "Abbiamo individuato le priorità e tre ambiti di intervento: sanità, istruzione, acqua. Ma certo la situazione più urgente è l'ospedale. È lì che dobbiamo subito intervenire". Le condizioni del cosiddetto 'ospedale regionale di Herat "non sono accettabili", conferma Guaccio. "E non solo per gli standard occidentali". In effetti, è una specie di girone dantesco, sporco e sprovvisto anche delle attrezzature essenziali, dal quale gli stessi medici e gli infermieri scappano perchè pagati un'inezia."Cominceremo dalla ristrutturazione delle cucine - spiega Horn - e poi andremo avanti con impianto idrico, quello per smaltire i rifiuti, la distribuzione di ossigeno e il rifornimento di farmaci". Dall'ospedale alle scuole ("Ne costruiremo una per ognuno dei 10 distretti della provincia") all'acqua potabile ("La porteremo in tutti i villaggi"), ma questa è solo la prima fase. In campo c'è anche un secondo progetto del ministero degli Esteri, questa volta triennale, in fase di elaborazione finale: lo stanziamento dovrebbe aggirarsi sui 10 milioni di euro. E a tutto ciò si aggiungeranno i fondi che stanzierà la Difesa per l'attuazione di altre iniziative delegate alla cellula CIMIC (Cooperazione civile-militare) del Prt. "C'è tutto quello che serve per far bene" afferma Guaccio. Gli fa eco l'ammiraglio Di Paola: "Siamo fortemente determinati a farci onore, anche in nome di chi è caduto per questa missione". L’operazione dell’esercito nel PRT di Herat è stata battezzata “Praesidium” mentre l’Aeronautica che schiererà o0ltre 200 uomini nella base aerea avanzata di Herat posta sotto comando spagnolo ha chiamato la sua operazione “Nidus Aquilae”. All'Italia spetterà anche il coordinamento di tutte e quattro i PRT che si trovano nell'area occidentale del paese: oltre ad Herat, quello di Farah (che sarà gestito dagli Usa), Baqhdois (Spagna) e Ghowr (Lituania). Il coordinatore regionale sarà il generale di Brigata Giuseppe Santangelo, già direttore del Dipartimento Difesa Civile dello Stato Maggiore Difesa. La nuova missione italiana in Afghanistan "non è a tempo", viene sottolineato, ma se non può dirsi oggi quanto durerà, quello che è certo è che sarà in pieno svolgimento quando, ad agosto, l'Italia assumerà anche il controllo dell'intera missione ISAF, attraverso il comando NATO di Solbiate Olona: per un periodo di circa 8 mesi saranno circa 2.000, complessivamente, i militari italiani schierati in Afghanistan.
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| Verona, 11 Aprile 2005 |
Con una breve cerimonia svoltasi l’11 aprile in Piazza Brà a Verona - alla presenza del CSMD amm. Giampaolo Di Paola, del CSM dell’AMI gen. Leonardo Tricarico e del sindaco di Verona avv. Paolo Canotto - la bandiera del Reparto Mobile di Supporto (R.M.S.) dell’Aeronautica Militare è partita per Herat in Afghanistan per raggiungere gli uomini del reparto che già vi stanno operando dallo scorso 5 marzo. Per la prima volta dal dopoguerra un reparto operativo dell’AMI viene rischierato fuori dai confini nazionali e l’evento è di particolare importanza perché il R.M.S. sarà presente operativamente in Afghanistan al completo del suo organico con comandante e bandiera. Al comando del col. Roberto Zago, il Reparto Mobile di Supporto costituirà una Forward Support Base (FSB) ad Herat per fornire il supporto operativo/logistico al Provincial Reconstruction Team (PRT) regionale nell’ambito dell’Operazione Nidus Aquilae; con la task force Aquila coopereranno anche gli spagnoli che avranno il comando della FSB e forniranno un gruppo elicotteri. Dopo l’allocuzione del CSM dell’AMI gen. Tricarico che ha ricordato, tra l’altro, come il R.M.S. sia l’erede del 3° Stormo (i famosi “soliti quattro gatti”) e sottolineato l’intensa attività del reparto costituito nel luglio 1999, è stata la volta del CSMD amm. Di Paola che ha messo in risalto il continuo e crescente impegno delle nostre forze armate che dovranno rischierarsi in tempi estremamente brevi “con dispositivi expeditionary ad elevata sostenibilità logistica”, ricordando anche l’impegno della 46a Brigata Aerea di Pisa, definita come il “cuore pulsante” delle attività. La presenza del R.M.S. ad Herat, situata nelle vicinanze del confine con l’Iran, rientra nell’ambito della strategia della NATO tesa ad espandere le responsabilità dell’ISAF nella fase 2 del processo di consolidamento dell’autorità del governo afgano, ricordando che in agosto l’Italia assumerà la leadership dell’intera operazione NATO in Afghanistan con lo schieramento a Kabul del Comando ad Alta Prontezza di Solbiate Olona. La Forward Support Base di Herat gestirà l’attività aeroportuale, di force protection, disporrà di un centro C2 con sala operativa di nuova generazione con otto operatori.
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| da: Il Velino - 2 maggio 2005 |
I Provincial Reconstruction Team (PRT), le nuove
strutture della NATO per la ricostruzione in “zone calde”, utilizzate per la
prima volta con la missione ISAF in Afghanistan, “sono il futuro della
cooperazione internazionale". Lo spiega al Velino il generale Giuseppe
Santangelo, che dal primo giugno assumerà l’incarico di RAC (Regional Area
Coordinator) nell’ovest dell’Afghanistan. "Il motivo è da ricercarsi nel
modo in cui sono concepiti oggi. Infatti questo tipo di struttura fonde
insieme la componente militare e quella civile. Per la prima volta due
realtà che hanno lavorato sempre da sole, operano insieme confrontandosi,
pur mantenendo la propria autonomia. Anche se siamo ancora all’inizio, sono
convinto che questo nuovo approccio porterà risultati importanti – ha
proseguito il generale Santangelo – perché sia la componente militare, sia
quella civile hanno grande esperienza nel campo della ricostruzione. Le due
realtà, lavorando insieme, potranno scambiarsi informazioni e confrontarsi
quotidianamente, imparando l’una dall’altra”. Il generale Santangelo, in qualità di coordinatore regionale della zona ovest, avrà la responsabilità della Forward Support Base (FSB) istituita presso l’aeroporto di Herat (a guida congiunta Italia- Spagna) e dei quattro PRT della regione: Herat (a guida italiana), Farah (gestito dagli Stati Uniti), Qal’eh-ye-Now (Spagna) e Chaghcharan (Lituania). Per quanto riguarda i PRT, oggi sono già operative le strutture di Herat e Farah. Le altre saranno attivate progressivamente dal primo giugno (fase due). La Forward support base, invece, è quasi ultimata. “Sono stati effettuati diversi lavori – ha spiegato Santangelo. Innanzitutto è stato istituito un Apod (Airport point of deployment), un vero scalo gestito dagli italiani dell’Aeronautica militare; è stata aggiornata la strumentazione all’interno della torre di controllo e sono state edificate palazzine per ospitare il personale (a oggi i militari dislocati presso l’aeroporto dormono in tenda). Inoltre – ha continuato il generale – la struttura sarà dotata anche di un ospedale da campo (a gestione spagnola), di una componente elicotteristica per evacuazioni mediche (Medevac) e di una Quick reaction force, una forza militare di reazione rapida”, sempre a disposizione per le emergenze. L’arrivo del contingente spagnolo, al quale sarà affidato il comando della Fsb, è previsto nei prossimi giorni. Grazie alla gestione del Prt, alla co-gestione della Forward support base di Herat, al ruolo del generale Santangelo e al contingente schierato a Kabul, l'Italia è diventato il Paese di riferimento della Nato in Afghanistan. Lo testimonia anche il fatto che il prossimo comandante della missione Isaf sarà l’italianissimo generale Mauro Del Vecchio. "L'Italia è diventata 'lead nation' in Afghanistan - ha concluso Santangelo -. L'alleanza ci ha affidato importanti responsabilità perchè ha riconosciuto la professionalità dei nostri militari".
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Cambio del comandante alla Italian Navy Task Force “Pantera”
Pagine di Difesa, 24 gennaio 2006
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Venerdì 20 gennaio, alle ore 11.00 locali (07,30 italiane), presso l’aeroporto internazionale di Kabul, si è svolta la cerimonia di cambio del comandante dell’unità elicotteri della Marina militare Italiana denominata Italian Navy Task Force “Pantera”. Dopo tre mesi di intensa attività nei cieli della capitale afgana, il capitano di fregata Riccardo Buralli è stato avvicendato dal capitano di fregata Alessandro M. Dionigi. Alla cerimonia erano presenti il generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio, dal 4 agosto 2005 comandante della missione Nato-Isaf (International Security Assistance Force), e il generale di brigata Claudio Graziano, dal 20 luglio 2005 comandante del contingente nazionale e della Kabul Multinational Brigade (Kmnb), braccio operativo di Isaf nell’area di operazioni di Kabul. Nei loro brevi interventi, il comandante Buralli prima e il generale Graziano poi, hanno rimarcato la qualità degli uomini della task force Pantera che hanno consentito il conseguimento di risultati lusinghieri e significativi per il teatro operativo, con una continuità che è derivata dalla professionalità e dalla dedizione del personale. Gli elicotteri della Marina Militare Italiana sono giunti in Afghanistan lo scorso luglio, in concomitanza con l’inizio del periodo di nove mesi durante il quale l’Italia sarà al comando della missione Isaf VIII. In questo contesto si è concretizzata la necessità di garantire un adeguato supporto ad ala rotante per le attività del comando Isaf e per le esigenze operative delle forze militari italiane e internazionali della Kmnb impiegate in Teatro. Esigenza irrinunciabile per assicurare lo svolgimento di attività di controllo del territorio, ricognizione, evacuazione sanitaria e per assicurare elevata mobilità su un terreno aspro e montuoso dove le strade asfaltate sono una eccezione. E’ in questo contesto che la Marina Militare ha fornito il suo contributo, impiegando l’unità più idonea a svolgere questo tipo di operazioni: il reparto Eliassalto del 4° gruppo elicotteri, integrato dal personale Eliassalto del 5° gruppo elicotteri. Il personale impiegato ha già partecipato a tutte le più recenti missioni internazionali: Joint Guardian in Kosovo; Unmee (United Nations Mission in Ethiopia and Eritrea); Enduring Freedom; Antica Babilonia. Per far fronte a questo impegno la forza aerea della Marina ha messo a disposizione tre elicotteri AB-212 opportunamente configurati e un gruppo di circa 50 uomini. Ne fanno parte: tre equipaggi ‘combat ready’ qualificati Nvg (night vision goggles, visori notturni a intensificazione di luminescenza); una squadra tecnica di specialisti; uno staff di ufficiali e sottufficiali con compiti di supporto operativo, logistico; un team “Force Protection”, composto da personale del reggimento San Marco, col compito primario di assicurare un’adeguata cornice di sicurezza durante il rischieramento, sia all’interno della base che durante gli spostamenti via terra. La task force Pantera è stata inizialmente posta sotto il comando del capitano di fregata Gennaro Carola, allora comandante in seconda del 4° gruppo elicotteri e oggi comandante dello stesso gruppo, che ha la sede stanziale a Grottaglie. Dal 31 ottobre 2005 è il comando è stato assunto dal capitano di fregata Riccardo Buralli che è stato a sua volta avvicendato dal capitano Alessandro M. Dionigi, comandante del 4° gruppo elicotteri dal 2001 al 2005. La task force Pantera ha sinora effettuato 418 missioni per un totale di 427 ore di volo di cui 110 notturne svolte con l’ausilio degli Nvg. In particolare, durante il comando di Buralli, la task force ha portato a termine 206 missioni per un totale di 202 ore di volo di cui 60 notturne Nvg. Dati sicuramente significativi, sopratutto se rapportati al severo contesto ambientale e meteorologico e all’impegnativo contesto socio-politico caratterizzato soprattutto da atti terroristici anche nei confronti delle forze di Isaf. In sostanza un impegno continuo, efficace, puntuale e significativo per tutte le unità operanti nell’area di competenza incentrata sulla area di operazioni di Kabul e un indispensabile sostegno per le operazioni svolte. Nell’ambito di queste operazioni, molte svolte in arco notturno, gli AB-212 della Marina hanno fornito alle truppe in movimento a terra un valido e apprezzato supporto di osservazione aerea e hanno svolto una importante funzione di deterrenza volta a scoraggiare – con la manifesta ma invisibile presenza degli elicotteri – possibili azioni aggressive. Questo soprattutto grazie alla capacità di operare in assetto Nvg in formazione di due o più elicotteri a luci spente in tutte le condizioni di illuminazione lunare. Ma i voli che finora hanno avuto il maggior impatto emotivo e il maggior ritorno in termini di gratificazione su tutto il personale della Task Force sono stati senza dubbio le Casevac, cioè le evacuazioni sanitarie di emergenza svolte a favore del personale di Isaf operante nell’area di Kabul. Con minimo preavviso (la task force mantiene costantemente un equipaggio in stato di allerta per questo specifico compito) e ridotte informazioni disponibili, sono state condotte missioni di volo in condizioni meteorologiche precarie e su aree di atterraggio con caratteristiche marginali di sicurezza. Fonte: Kabul Multinational Brigade
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Afghanistan: 583 missioni per 602 ore di volo per gli elicotteri della
Marina Militare tratto da : Dedalonewshttp://www.dedalonews.it Scritto da M. Amatimaggio Il 27 Marzo 2006 @ 11:44 Nella sezione Aeronautica, Difesa
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Dal luglio 2005 gli
elicotteri della Marina Militare operano sui cieli dell’Afghanistan, in
concomitanza con il periodo di nove mesi in cui l’Italia è al Comando di
ISAF VIII (International Security and Assistance Force), la missione NATO
sotto egida ONU che ha il compito di garantire il mantenimento di un
ambiente sicuro e aiutare il governo afgano nella ricostruzione.
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9 maggio 2006: Fonte: Stato Maggiore Difesa
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Da alcuni mesi, la Marina militare ha schierato a Herat, nell’ambito dell’operazione Isaf condotta dalla Nato, un team di fucilieri di Marina del reggimento San Marco. L’unità anfibia, che ha partecipato a tutte le missioni all’estero condotte dalle forze armate italiane, è composta da volontari altamente selezionati e formati attraverso continui e intensi addestramenti.
I militari italiani di stanza a Herat sono il tipico esempio di impiego interforze con la presenza di personale appartenente a tutte le forze armate nazionali.
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| Brindisi 17 luglio ’06: |
Partito l’OLMT ( Operational Mentor and Liason Team), con destinazione Herat. La Marina Militare partecipa alla missione degli OLMT con 10 uomini del Reggimento SAN MARCO ed un medico appartenente al Comando Subacquei ed Incursori ( COMSUBIN ) al Comando del Capitano di Fregata Donato CASTRIGNANO.
Gli OMLT sono dei team, composti da circa 16 militari, che verranno utilizzati in Afghanistan per addestrare le truppe del neo-costituito Esercito Afgano. Il corso, organizzato presso il Joint Multinational Readiness Center (JMRC) di Hohenfels (GE) è servito a standardizzare le tecniche e le procedure che i militari statunitensi hanno, fino ad oggi, insegnato ai militari dell’esercito afgano.
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OMLT, Agosto 2006 Operational Mentoring and Liaison Team |
Dal mese di agosto 2006 è arrivato in Afghanistan il personale della Marina
Militare impegnato nel progetto OMLT, Operational Mentoring and Liaison
Team, dopo la qualificazione ottenuta al termine del
corso svoltosi ad Hohenfels, in Germania, dal primo al quattordici
maggio 2006. Gli OMLT sono dei team, composti da circa 16 militari ciascuno, che hanno il compito di addestrare l’Esercito Afgano; in particolare i marinai sono interessando alla formazione professionale dei militari della 1a Brigata del 207° Corpo d’Armata. La Marina Militare partecipa alla missione degli OMLT con 10 uomini del Reggimento SAN MARCO ed un medico appartenente al Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) dislocati a Camp Victory (Base USA), a pochi chilometri dalla FSB (Forward Support Base) dove il si trova il Comandante della zona ovest della missione ISAF della Nato; il Capo del team è il Capitano di Fregata Donato Castrignano.
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27 novembre ’ 06 La Marina Militare ritorna in Afghanistan |
Il giorno 27 novembre
’06 è giunta a Kabul l’ultima aliquota di uomini della Task Force (T.F.)
“Pantera” a completamento del rischieramento nel teatro Afgano di una unità
di elicotteri della Marina Militare che opererà nell’ambito dell’operazione
I.S.A.F. IX (International Security and Assistance Force) per un periodo
continuativo di sei mesi.
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Il Comandante delle Forze Aeree della Marina Militare
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A meno di un mese dal
raggiungimento della piena capacità operativa da parte della componente
elicotteri della Marina Militare, nel contesto della Missione NATO ISAF IX,
la Task Force Pantera a Kabul ha ricevuto la visita del Contrammiraglio
Giuseppe Cavo Dragone, Comandante delle Forze Aeree della Marina (COMFORAER).
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Kabul, 15 gennaio 2007: ll Sottosegretario agli Affari Esteri Sen. Vernetti in visita alla Task Force Pantera |
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Kabul, 11 Aprile 2007:
da Analisi Difesa |
Operazione ACHILLE :
La furia
di Achille complica la vita al governo italiano. Come ampiamente previsto
dagli analisti militari l’offensiva scatenata da 4.500 soldati
britannici, statunitensi canadesi e olandesi affiancati da un migliaio di
governativi afgani nelle province di Helmand e Oruzgan sta spingendo i
talebani nella provincia di Farah che rientra nel Comando regionale Ovest a
guida italiana.
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Partono i Mangusta tratto da : Dedalonewshttp://www.dedalonews.it
Scritto da P. Varriale Il 16 Maggio 07
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Il
ministro della Difesa
Arturo Parisi ha annunciato ieri che presto verranno mandati in
Afghanistan cinque elicotteri A129 Mangusta, di cui uno verrà tenuto di
riserva, assieme ad otto veicoli corazzati Dardo e dieci Lince. Con i mezzi
arriveranno nel teatro circa 150 uomini. Dopo mesi di discussione, alla luce
di una situazione che vede l’aumentare gli scontri con un maggiore
coinvolgimento anche delle truppe del contingente italiano, questo invio, ha
precisato Parisi, non altera «in alcun modo né la natura della
partecipazione del nostro contingente alla missione Isaf né, tanto meno, le
finalità ultime della nostra presenza»
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Kabul, 07
Giugno 2007 Passaggio di consegne a Kabul tra la Tf Pantera della Marina Militare e la Tf Air Kabul dell'Aeronautica Militare
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Nella mattinata del 5 giugno scorso si è tenuta, presso il compound italiano
dell'Aeroporto Internazionale di Kabul (KAIA), la cerimonia del
trasferimento di autorità (TOA) tra le Task Force della Marina Militare e
dell'Aeronautica Militare. La cerimonia ha visto il passaggio del
testimone tra il Capitano di Corvetta Marcello CAMBONI, Comandante della
Task Force Pantera e il Magg AArns Pilota Fulvio D'ANTONIO, Comandante della
Task Force Air Kabul, sancendo l'avvicendamento delle due componenti
elicotteri AB-212, che operano nell'ambito della missione multinazionale
ISAF, nell'area di operazioni di Kabul e che forniscono un supporto ad ala
rotante, con capacità di condurre attività di trasporto tattico,
evacuazione sanitaria e ricognizione. Diverse le autorità civili e militari intervenute, tra cui il 1° Consigliere dell'Ambasciatore d'Italia a Kabul Dott. Nicola Minasi, il Comandante dell'RCC (Regional Command Capital) Gen. Erdem Kazim, il Comandante di ITALFOR Col. Manione. Nel corso della cerimonia sono stati evidenziati i risultati operativi conseguiti dalla Task Force Pantera durante i 6 mesi di attività condotta in Afganistan: più di 425 ore di volo in 450 missioni tra ricognizione, trasporto di personale, trasporto sanitario, evacuazione sanitaria d'urgenza e controllo del territorio. Al termine della cerimonia, la Bandiera di Guerra del 9° Stormo "Francesco Baracca", giunta in teatro operativo al seguito della Task Force Air Kabul, ha ricevuto gli onori da parte di entrambi gli schieramenti e del picchetto d'onore composto da uomini del Reggimento San Marco.
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Kabul, 28 dicembre 2007: in ricordo del Comandante Vianini |
Il 28 dicembre 2007 e nel piazzale C.V. Bruno VIANINI del compound italiano
presso il Kabul International Airport si è svolta la cerimonia di
benedizione del monumento intitolato al Comandante incursore scomparso in un
tragico incidente aereo sulle catene montuose che circondano la capitale
afgana il 3 febbraio del 2005. Presenti alla cerimonia l’IT SNR in Afghanistan Generale di Divisione Alberto Primiceri, l’Addetto Militare in Afghanistan Generale di Brigata Federico D’Apuzzo ed il cappellano militare Don Marco Galanti.
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